
Interessante notare
come due termini dal significato quasi opposto – controinformazione e
disinformazione – da un punto di vista strettamente semantico siano pressoché
sinonimi. Se l'informazione dà forma a una notizia, disinformazione e
controinformazione invece la de-formano; la prima nei fatti riportati e la
seconda nella loro versione ufficiale, che si pretende ugualmente fallace.
Possiamo immaginarci un'auto che rientri dal collaudo a cui vengano modificate
le parti difettose. La revisione controinformata corrisponderebbe dunque alla vera forma, la
cosiddetta realtà dei fatti, e quella informata alla sua deformazione
tendenziosa, lacunosa, gaglioffa. Abbiamo così un corto circuito logico, per
cui l'informazione è sempre deformata, ma nella deformazione pure lumeggia
l'ombra originaria della forma, come se il bianco diventasse nero e il nero bianco. Ma a questo punto come
chiamarli: ancora bianco e nero, con il rischio di confonderli? Domanda che
giro tanto ai complottisti, no vax, megafoni gracchianti da social network,
quanto ai cantori del pierangelismo più ortodosso, sempre pronti a intonare il
verbo squillante della tecno-scienza. Non sarà che dal vocabolario di entrambi
manca un terzo decisivo termine: interpretazione...
Nessun commento:
Posta un commento