
Consegniamogli l'equivalente di una riserva indiana, nella forma
di luoghi, meglio se ampi come la loro attività richiede, all'interno dei quali
fare ciò che più gli piace: correre, correre, correre senza mascherina e
vincoli di sorta, solo il perimetro della riserva quale limite al godimento cinetico che ne alimenta il passo. Anche perché, già lo scrivevo, correre con la mascherina è
un po' come fare sesso con una patata in bocca. E infatti nove runner su dieci
non la indossano, olé: le contraddizioni si risolvono nei fatti.
Ma è un fatto anche l'antipatia che a questo modo si guadagnano,
direi che la proporzione sia la medesima, nove persone su dieci stanno tornando
a insultarli sottovoce, i più presentanti anche a voce alta accompagnata da
gestacci della mano, che si richiude per lasciar svettare il dito medio.
Addirittura, ho scoperto parlando con amici, riescono a
starsi sul cazzo da soli, rincasano dalla sgambettata con lo sguardo di un
cocker che ha appena fatto i bisogni nel
tinello. E alla lunga i sensi di colpa producono somatizzazioni, psoriasi,
gomito del tennista e ginocchio della lavandaia.
Dobbiamo proteggere i runner da loro stessi, e noi dal fastidio che ci procura essere sfiorati da microcosmi ansimanti, indifferenti, non di rado con le cuffiette e un rictus facciale da sforzo, tutti concentrati sull'orologio che ne registra i battiti cardiaci. Quindi nemmeno per i runner sarebbe un problema il divorzio spaziale: ombre eravamo prima, brusio di fondo, campitura, e ora potrebbero godersi tutto il quadro. Un autoritratto, ovviamente.
Dobbiamo proteggere i runner da loro stessi, e noi dal fastidio che ci procura essere sfiorati da microcosmi ansimanti, indifferenti, non di rado con le cuffiette e un rictus facciale da sforzo, tutti concentrati sull'orologio che ne registra i battiti cardiaci. Quindi nemmeno per i runner sarebbe un problema il divorzio spaziale: ombre eravamo prima, brusio di fondo, campitura, e ora potrebbero godersi tutto il quadro. Un autoritratto, ovviamente.
Diamogli allora questa benedetta riserva indiana, corsa libera e
forsennata, no obbligo di mascherina e tanto meno di distanza, effetto droplet come
se fosse antani. Ho già in mente il cartello, ovviamente triangolare, con cui
delimitare questi luoghi: attenzione, passaggio di locomotive umane,
accompagnato dall'icona di un omino che simula geometricamente il gesto di
correre, sbuffando come in un film dei Lumière.
Ma fuori da lì si cammina, sia chiaro, si cammina e basta, al
limite ci si affretta con quell'andatura tipica di chi ha urgenza di fare la
cacca. Peccato solo che poi non avremo più nessuno da stramaledire... Ma
l'istinto idiosincratico è ugualmente lesto, e in men che non si dica trova
nuovi nemici a cui imprecare.
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