
Più di tutte mi
piacciono quelle donne con cui, fin da subito, mi basta il modo in cui si
annodano i capelli con una matita, la scelta dei fiori da piazzare su un
abitino color cobalto, avverto intimità. Se dovessi trovare un correlativo
oggettivo al termine, troppo astratto, intimità, direi il gesto di ridere
assieme: del modo in cui un tizio in canottiera osserva gli altri per vedere se
osservano i suoi bicipiti; o magari della tosatura da punk di un barboncino, e di quella da
barboncino di un punk; e poi ridere rallentando in auto, apposta, sempre più
piano, mentre una stronza con la Mini continua a suonare per passare; e vai,
vai, vai a farti fottere! Ma ridere soprattutto di noi, già che il sotto testo
di ogni risata è stiamo dalla stessa parte, ma con mitezza, senza bisogno di
vigorose pacche sulle spalle, lasciamo volentieri ad altri lo stemma di
affiliazione a un club, un clan, fosse pure il biscione di una squadra di
calcio da appuntarsi sul bavero della giacca, una parte che è sempre un po’
ammaccata. La sensazione è che già dall'inizio – e spesso lo è per davvero, io
tendo a essere una frana fin dal primo appuntamento – fossero già manifeste
tutte le mie imperfezioni, piccole manie, paure, défaillance sessuali, e lo
stesso per la donna che ora si è tolta la matita dai capelli e scarabocchia
qualcosa sul tovagliolo di carta del bar di una stazione ferroviaria; forse è
una caricatura del mio naso, come a tutti i vecchi continua a crescere. È come,
ecco, se già fossimo degli ex, ma pur conoscendo il finale scelgono ugualmente
di rivedere il film, senza giudicare gli errori del regista; penso a chi,
all'uscita dal cinema, come prima cosa ti dice uhm, la fotografia era un po’
sovraesposta, la colonna sonora extra diegetica, il doppiaggio… Sì, ma il film
ti è piaciuto o no? L’unica differenza è che l'abisso di lacune è qui soltanto
immaginato; troppo facile immaginare la bellezza, o l’indurirsi di un capezzolo
allo sfioramento della mano; e immagino anche questo, sia chiaro. E poi
immagino che tutto sia finito: la paura, il lockdown, lo scrivere pensieri un
po' a casaccio da condividere con degli sconosciuti, avendo così l'illusione
che in quel che faccio ci sia del vero. Immagino che quella donna esista
davvero. E abbia fatto un fischio – una donna che sa fischiare... – per
ordinare altre due Vodkatiny al cameriere, la bevanda preferita da James Bond.
Mi immagino immaginare, come il tizio in canotta con i suoi enormi inutili
bicipiti.
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