
A volte ho l’impressione che gli elefanti si trasformino in
topolini, e viceversa. È il recente
caso di Slavoj Žižek – un autentico gigante del pensiero
contemporaneo – il quale ha appena pubblicato Virus.
catastrofe e solidarietà, Ponte alle Grazie, al momento
disponibile solo nella versione ebook. A un certo punto leggiamo: “un'epidemia
è stata studiata e strumentalizzata per abituarci a perdere tutti i nostri
diritti civili”.
Ora, ci si dovrebbe intendere su quali siano i
diritti civili. Bere Pepsi Cola, fare sci d’acqua, curarsi con i fiori di Bach,
acquistare la PlayStation 4, darsi alle bocce o al tiro al piattello, diventare
vegani, salviniani, juventini, sono questi diritti civili? Sì, lo sono, anche
se alcune di tali attività possono non piacerci. Anche accoppiarsi con un pony
come faceva Marina Lotar, celebre pornostar dei primi anni ottanta nonché
moglie del giornalista Paolo
Frajese, anche questo è un diritto civile, salvo l’attiva condiscendenza del
pony. Ma assumere comportamenti disinvolti che possono favorire il contagio di
un virus potenzialmente letale, a nostra volta trasferibile ad altri, è ancora
da considerarsi un diritto civile?
Ciò che nella circostanza sfugge a Žižek sono i fondamentali del pensiero
liberale, possiamo riassumerli con la celebre frase di Martin Luther King: “My
freedom ends where your freedom starts” (la mia libertà finisce dove inizia la
vostra). La libertà che fa da sfondo ai diritti civili è dunque quella di
celebrare il proprio godimento, quale premessa implicita a successivi e più formalizzati diritti: lavoro, voto, libertà di pensiero,
espressione, movimento etc. Una
categoria della riflessione psicanalitica lacaniana ben conosciuta dal filosofo
sloveno. Il diritto al godimento può perfino mettere a repentaglio la vita di chi lo esercita,
come fanno gli alpinisti, ma mai quella degli altri, e la Legge (equivalente pubblico del Super Io freudiano) coinciderà allora con il limite posto al godimento, almeno quando sia in contrasto con quell'intrico di desideri chiamato comunità.
Ne ricaviamo che le presunte strumentalizzazioni per abituarci a perdere
tutti i nostri diritti civili, non siano altro che argini provvisori alle
forme di godimento individuale – gli Happy Hour, ad esempio, o assistere a una partita di calcio – nei casi in cui
si sovrappongano, negandole, alle libertà degli altri. Ed è quanto è mancato alle democrazie liberali, dove si è perlopiù temporeggiato in un fatalismo balbettante, che
oltre al ritardo nella sospensione di quei godimenti privati divenuti nel tempo diritti inalienabili, ha favorito il bilancio delle vittime. Con ciò negando il
primo e fondamentale diritto: vivere.
Riflessioni di alta cultura? No, bastava chiedere agli abitanti di un villaggio africano come si comportano ai primi segni di un'epidemia, le risposte – distanziamento fisico, limitazione degli spostamenti, interruzione degli scambi e dei rituali sociali – sono sempre le stesse da migliaia di anni. Ma in fondo anche in Europa, almeno da quando si mormora che i topi portassero la peste nera a bordo dei vascelli provenienti dall'Oriente, era il 1347 e non abbiamo ancora imparato la lezione. Topolini a cui la stazza intellettuale di Žižek viene ora ridimensionata, almeno quando scrive sciocchezze del genere.
Riflessioni di alta cultura? No, bastava chiedere agli abitanti di un villaggio africano come si comportano ai primi segni di un'epidemia, le risposte – distanziamento fisico, limitazione degli spostamenti, interruzione degli scambi e dei rituali sociali – sono sempre le stesse da migliaia di anni. Ma in fondo anche in Europa, almeno da quando si mormora che i topi portassero la peste nera a bordo dei vascelli provenienti dall'Oriente, era il 1347 e non abbiamo ancora imparato la lezione. Topolini a cui la stazza intellettuale di Žižek viene ora ridimensionata, almeno quando scrive sciocchezze del genere.
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