mercoledì 4 luglio 2012

Culo culo culo, o sui dubbi di un blogger

Ho iniziato a scrivere questo blog nella felice scoperta di una via alternativa a ogni compromesso editoriale. Mentre la tecnologia, con cui a malapena armeggiavo, si offriva a me come una vergine con le cosce fresche e dischiuse, che mi invita a entrare dentro quella caverna dove tutto è luminoso, tutto possibile.

Inebriato dalle sue promesse, mi sono lanciato nell’avventura di una scrittura libera e impregiudicata, ma non per questo disinvolta: alcuni dei testi che qui potete leggere mi sono costati ore di lavoro, e continue verifiche e solitarie correzioni. Sforzi ampiamente ripagati dal luccichio dell’eterna stella di Autarchia. O almeno, così credevo.

A distanza di quasi tre anni dell’inizio della mia esperienza come blogger, non posso, in ogni caso, negarne le premesse. E’ vero, in questo spazio affrancato e personale io scrivo ciò che voglio, ma soprattutto lo scrivo come voglio, senza alcun caporedattore occhiuto che pettina i miei testi a suo gusto e discrezione, affidandosi a una burocrazia sintattica (i lettori vogliono questo o quell’altro) del tutto presunta e semplificata.

Inoltre, parola dopo parola, ho visto crescere nel tempo i miei lettori – quando pubblico un nuovo post, il contatore quotidiano delle visite segna un numero che oscilla tra cento e trecento, assestandosi, negli altri giorni, ben oltre le cinquanta unità. Eppure, sono proprio tali cifre fantasmatiche –  quale il loro significato, che valore e merito attribuirgli? – che hanno iniziato a insinuarmi qualche dubbio…

Sono andato così a verificare quale fosse la chiave che conduce con maggior frequenza al mio sito, per il tramite di Google o altri motori di ricerca. Beh, ho scoperto che si tratta della voce: “Rosa Fumetto nuda”.

In effetti, di Rosa Fumetto scrivevo in un mio vecchio intervento, nel quale avevo inserito anche una foto in cui viene ritratta al tempo dei suoi fasti al Crazy Horse. Con la differenza che a prendersi la briga di leggere il testo per intero, uno scopre che, per quanto avvolte in un registro vagamente scanzonato e narrativo, sono in gioco decisive questioni di filosofia estetica, di cui la mia bellissima amica Rosa si faceva epitome e fulgida presenza incarnata, è il caso di dirlo.

Il dubbio diventa dunque: siamo sicuri che chi è stato indirizzato da Google a Fontana con soldino volesse leggere proprio di filosofia…? E che dunque a quelle parole sia rimasto, e non invece abbia preso solo ciò che legittimamente cercava: nemmeno tutta Rosa Fumetto ma un suo felice particolare anatomico, sineddoche di ogni fantasia erotica maschile.

Se confronto infine la mia presenza sul web con quella, trascorsa, su giornali, riviste o pubblicazioni cartacee in generale, mi accorgo che quando in precedenza lavoravo a un testo con particolare passione, quell'impegno e quello slancio mi venivano in qualche modo restituiti, per quanto i miei lettori non fossero certo numerosi. In ogni caso, se posso azzardare, il riconoscimento era proporzionale al valore e allo sforzo. Mentre su internet sperimento il contrario: un consenso che premia la brillantezza comica, l'effetto stuporoso, come avviene nelle barzellette.

Fate questa prova. Andate su Facebook e scrivete che vi è fuoriuscito un testicolo dalle mutande, che ridere, o un capezzolo dal reggiseno. Ecco, se anch’io lo facessi avrei di certo un'eco maggiore della filosofia estetica al netto di Rosa Fumetto – e infatti, quando ho scritto sempre di filosofia, ma riferendomi invece a Fulvio Abbate e alle sue intenzioni di voto al premio Strega, nessun motore di ricerca ha fatto saltare il banco.

E però – attenzione! – se pure un testicolo ha sul web molto più appeal della riflessione e del pensiero, questo non è un valore assoluto e anzi contempla alcune eccezioni, che pure tendono a una qualche generalità.

Date un'occhiata ai blog che hanno successo, ad esempio. Si dividono essenzialmente in due categorie: 1) quelli che creano il proprio consenso autonomamente; 2) quelli che invece trasferiscono sul web forme di riconoscimento ottenute altrove (scrittori o giornalisti o poeti o saggisti, ma anche sportivi e cantanti, starlet dello show biz, che hanno intravisto in internet una ribalta ulteriore, come una villetta per le vacanze).

Nel primo caso – blog che si affermano per intima forza – il registro di scrittura mi sembra conformarsi il più delle volte a un'ironia spavalda e compiaciuta, spesso ammiccante, rapida e sagace. Informazione e sarcasmo, ecco. Molta dietrologia e teorie complottiste. Al femminile mixati con un erotismo tendete al cinico e al ribaldo. Ciò che in ogni caso fa difetto – o meglio fa “merito”, nella particolare gerarchia di valore che viene qui confusa con la ricezione – è lo svolgersi articolato e consapevole di un pensiero, l’analisi razionale e il puntiglio stilistico e morale. Detto in una sola parola: la coscienza critica.

Per paradosso, quegli stessi vizzi capitali rifuggiti dai blogger sono il sigillo distintivo di quell'altra categoria di autori presenti in rete (Il primo amore, tanto per fare un nome, o scrittori come Giulio Mozzi e Giuseppe Genna), che traggono altrove la propria legittimità. Come a dire: se ti fai un nome fuori di qui, sui giornali, in letteratura, nei pigri gironi del web avrai diritto a un trattamento d’eccezione, e potrai perfino esasperare quei tratti di verbosità lambiccata normalmente poco idonei al mezzo.

Viceversa, il caso di blogger che, guadagnati i galloni sul numinoso campo dell’html, si sporgono sul terreno di media più tradizionali sperando di bissare i successi ottenuti, mi pare condurre a esiti poco memorabili. Insomma, la scrittura che si afferma nella rete, se tiriamo quella stessa rete in secco mostra tutto il suo fiato corto, come pescetti che dibattono le branchie misconoscendo l'oceano e reclamando un bicchier d'acqua, che è poi la loro misura.

Per l’insieme delle considerazioni appena esposte – che non pretendono certo di raggiungere la compiutezza di un’analisi – io dichiaro il più totale e misero fallimento del blog che state leggendo. Ciò non significa che ne interromperò l’attività. Semplicemente, nel futuro, dedicherò i miei sforzi anche a rimettere la mia penna fuori da questo calamaio, che essendo tanto grande finisce con l’essere tutto nero, per un eccesso di esposizione luminosa.

Quanto a Rosa Fumetto e a quel suo particolare anatomico, quanto è bello già lo so. Ma anche il suo pensiero sdrucciolevole, vi assicuro, le sue infinite digressioni dentro una lingua anarchica e torrenziale, ma non per questo approssimativa. E mi avvilisce un poco scoprire che invece i miei lettori questo vogliono sentirsi dire, questo sempre e soltanto: culo, culo, culo... (Per poi riderne da soli come i bambini quando dicono le parolacce).

5 commenti:

  1. Riflettendo su ciò che ho appena letto. Dov'è lo stupore e la novità? L'uomo medio o mediocre non si occupa di filosofia,si sa, in Italia, come penso in altre parti del mondo, il medio man supera il filosofo.Ma, restando in Italia, noi siamo il popolo della"corrida", di Maria De Filippi e dei suoi tronisti,del "grande fratello", delle fictions, e se vengono sempre proposti è perchè il popolo ne è assiduo spettatore, ovviamente.E' più facile capire un testicolo enorme,fa ridere e si ride. E' più facile copiare e trasferire una frase che piace, che inventarla. Ti sei mai chiesto che forse non tutti hanno la capacità di filosofeggiare? Che la maggior parte delle persone non ne è capace? E allora? Allora piu facile leggere di una donna nuda. Ma non c'è nulla di nuovo. Tu hai scritto in pratica che il tuo blog è letto da persone che si interessano di più ad un culo che alla filosofia...giusto? Ripeto,e allora? Dobbiamo presuntuosamente farli sentire in colpa? Qual è il rimedio? Soluzioni? Adeguarsi? No, non penso che sia la soluzione, credo che ognuno abbia la scelta, la libertà, la capacità di mostrarsi per quello che è...filosofo o tronista. E comunque, scusami per l'ignoranza, ma chi è Rosa Fumetto? E Fulvio Abbate? Beata Ignoranza!

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    1. Onestamente, io non credo di aver scritto - o almeno di averlo scritto in questo intervento - che "l'uomo medio" non si interessa di filosofia, deducendo da questo particolare l'ennesima geremiade antropologica. Io ho detto, o meglio sto provando a dire, mettendone a fuoco le più sottili implicazioni, un'altra cosa. Il tema da me intravisto riguarda dunque le possibilità e i limiti dell'espressione, che da scrittore e intellettuale mi stanno a cuore. In altre parole, l'uomo medio - che come ci ha insegnato Pasolini è, in verità, un concentrato di estremismi - l'uomo medio faccia e legga e dica pure quel che gli pare. Io però sento il bisogno di mettere a fuoco i miei strumenti espressivi: primo, perché non mi riconosco nella suddetta categoria; secondo, perché vivo la mia attività con urgenza etica e formale. Che magari tu potrai trovare ugualmente comiche, ma che in questo spazio - "mio", interamente e definitivamente "mio", per quanto esposto ai venti e alle scoregge del mondo - mi sembra più che legittimo indagare. (Rosa Fumetto e Fulvio Abbate sono due amici miei. Se vai ai link nel testo, puoi comunque farti un'idea su di loro.)

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    2. non ho trovato nulla di comico.Anzi, l'ho trovato triste. E per condividere, da medioman, frasi non mie, perchè magari il mio e, solo il mio, linguaggio non arriva a tanto, copio e incollo ciò che qualcun altro dice meglio di me,senza per questo sentirmi incapace,ma felice di imparare da chi conosce più di me:
      In passato ho forse imparato di più dai libri. Nei tempi più recenti mi sembra di imparare di più dagli incontri (ma forse era così anche prima e il ricordo mi inganna).Tra le maggiori fortune che mi sono state date in sorte, considero i rapporti con le tante e diverse persone che ho potuto incontrare e conoscere. In gran parte si tratta di incontri che non mi sono stati regalati in virtù di qualche posizione o ruolo (essere figlio di... frequentare la casa di... ricoprire la carica di...) ma conquistati e costruiti, per così dire, in proprio. Così mi è concesso, fino ad oggi, di conoscere persone di indole, posizione e cultura assai differente, e di stabilire scambi e amicizie su tanti piani e in tante direzioni. E se può essere emozionante conoscere da vicino Pertini, Sofri o Illich, non è certo meno gratificante e fonte di arricchimento interiore coltivare amicizie e scambiarsi idee e affetto con chi non scriverà mai sui giornali né vi troverà mai stampato il suo nome. Posso dire che rifuggendo drasticamente dai salotti e dalle persone che mi cercano in funzione di qualche mio ruolo, vivo come una delle mie maggiori ricchezze gli incontri - già familiari o nuovi che siano - che la vita mi dona. Vorrei continuare ad apprezzare gli altri ed esserne apprezzato senza secondi fini. Forse anche per questo converrà tenersi lontani da ogni esercizio di potere.

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  2. è un pensiero molto bello, che appartiene a una persona che stimavo e di cui apprezzavo la misura, umana e stilistica (uno stile - macabro - presente anche nella sua tragica fine, per cui volle scegliere un umile albicocco, a cui annodare la corda). fatico, però, a coglierne la relazione con quanto ho scritto nel mio intervento. e lo dico senza nessuna sfumatura polemica, ma da persona che si muove qui un po' a tentoni, cercando di riconoscere il senso di quel che si deve fare, si deve dire, o anche no... (ti ringrazio comunque per l'attenzione, e le belle parole che hai lasciato)

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