
Anche perché chi, come il sottoscritto, non condividesse lo stesso slancio
fatalista, potrebbe sempre chiudersi in casa, o nel caso di un lavoratore
dipendente la soluzione sta in una sorta di aspettativa da rischio sanitario:
finché c'è l'epidemia scegli se lavorare oppure riscuotere uno stipendio decurtato,
ma avendo garantita l'occupazione.
Se dunque l'ipotesi
corrispondesse alla volontà degli italiani – e ci sono molti indicatori
che lo fanno sospettare nel presente – al diavolo i virologi, aperto tutto, anche i night
club, le discoteche, il calcio e i mega concerti, e non dimentichiamoci dei
centri massaggi cinesi e delle prostitute su viale Zara. Tutto!
Naturalmente sono
concepibili, e forse auspicabili, anche soluzioni intermedie, ma lasciando
fermo il principio che il sentimento popolare possa guidare le scelte politiche
in merito alla salute dei cittadini. C'è solo un problema. Come la mettiamo con
i cinquemila euro al giorno che costa all'erario un malato in terapia
intensiva? Li paga lo Stato, la Regione, li paga chi si ammala o magari la
Comunità Europea...
Lo dico senza polemica, se il
rischio smette di essere una fatalità, come ora, e diviene una scelta
soggettiva, andrebbero previste anche delle forme di integrazione economica
in base alla probabilità di essere contagiati, se non addirittura una
riformulazione privatistica della Sanità come avviene negli Stati Uniti.
Oppure, appunto, una tassa.
Con l'ovvia eccezione di
personale sanitario e forze dell'ordine, o impiegati in attività come si dice
strategiche, in pratica paghi di più se rischi di più, ad esempio con
un'imposta indiretta sul modello dell'IVA. In questo caso si
chiamerebbe magari ISR (imposta sul rischio) già inclusa nel biglietto per il
concerto di Jovanotti, oppure nel cappuccino servito al bar, applicata a
cinema, teatri e perfino funzioni religiose. Vuoi andare in chiesa? Nessun
problema, il 10% delle offerte viene devoluto alle terapie intensive.
Diversamente, continuiamo a
considerare le autorità istituzionali come il buon pastore. Le porte della
stalla verranno spalancate, moderatamente aperte, socchiuse o sbarrate in base
al progredire della tempesta, che il singolo non è in grado di stimare. Non so
quale sia l'atteggiamento giusto – pecore o gabbiani – ma avere chiaro che la
salute è anche un fatto culturale e, dunque, politico, mi sembra un primo
doveroso passo.
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