
Più tardi andrò a vedere di quale canzone si tratta,
ho il sospetto che il tormentone sia anche il titolo del brano, per verificare
basta un colpetto di Google. Ora però non stacco e continuo a scrivere di
getto, perché mi sembra che qui sia tutto uno stare male adesso, anzi
malissimo, con gli interlocutori istituzionali che ci rispondono se me lo
dicevi prima, prima della partita Atalanta Valencia giocata a San Siro il 19 febbraio, prima
della settimana della moda dal 18 al 24 febbraio dello stesso mese, prima delle scuole
chiuse il 5 marzo mentre le piste da sci rimanevano aperte, con tutti i
ragazzini che invece che accalcarsi sui banchi lo facevano sulla funivia,
prima, sempre prima. Ma prima anche per quei nostri concittadini che fino
a tre settimane fa ancora andavano a bere gli aperitivi al bar, lamentandosi
perché il barista, alle diciotto in punto, toglieva i salatini e le olivette
dal bancone.
E sì che il dopo, ma mica tanto tempo dopo, è il presente spettrale da cui prendono avvio i camion militari stracolmi di
salme, la gente, l'unica che vedi in giro in coda fuori dal supermarket con la mascherina (chi ha la fortuna di averla trovata, gli altri toccano ferro o più intimi attributi), il dopo era già chiarissimo in quel prima a cui si imputa, a propria
discolpa, l’assenza di informazione, ossia quando a stare male erano solamente
i cinesi, tanto loro sono tanti e al limite faranno un leasing. Il mondo ce
l’ha ripetuto mille volte la piega che stavano prendendo le cose. E ora l’unica
risposta che i politici, i virologi e noi stessi sappiamo dire: se me lo
dicevi prima.
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