
Certo per me era semplice, non avendone altri con cui confonderlo, e lui me come unico nipote: figlio del fratello della moglie Marina, la zia Marina.
Chissà perché nel suo caso anche io faccio seguire il nome, mentre lo zio era lo zio. Punto.
Mi torna in mente una canzone, la sentivamo assieme a Rapallo e lui
ridacchiava. Specie quando nel refrain Paolo Conte borbotta: ah zio, zio, com'è,
com'è, spiega la vita, spiega com'è... Solo che il mio non mi ha mai
spiegato un bel niente, nemmeno la soluzione di un cruciverba.
Aveva un modo tutto suo di stare al mondo, che conteneva qualcosa
di paradossale: da un lato sembrava aderire pigramente al pensiero comune, non
popolare ma di quella borghesia meneghina che indossa la cravatta anche per
andare in spiaggia, e se ti muore un amico dici sabato i'ha metut via il Nello,
con un senso operoso e pragmatico per cui anche un funerale è una pratica da
portare a termine. Il lavoro è lavoro.
Ma adesso che a essere morto è lui, non possono neppure metterlo via a causa del decreto sicurezza Covid, gli amici del
Circolino, dove giocava a boccette e beveva Sambuca, in fila davanti alla
chiesa per l'ultimo saluto, adesso emerge l'altra faccia di questa apparente
normalità, quasi indolenza. Non che fosse una maschera ciò che rivelava, ma
come nei film di spionaggio conteneva una figura più complessa, arriverei
perfino a dire filosofica, per quanto dalla filosofia si fosse sempre tenuto a
debita distanza, ero io quello che si buttava a capofitto per cercare di
capire, spiegare, spiega la vita spiega com'è, chiedevo anche ai libri che
leggevo un poco alla rinfusa.
Già, mio zio era un filosofo, e in particolare un filosofo stoico. Sustine et abstine,
sostieni e astieniti (da ciò che può causare dolore e sofferenza, a te e agli
altri) era infatti il motto degli stoici. E oltre a sostenere fino all'ultimo
gli infiniti acciacchi che gli erano cascati addosso – su a toc ha
detto per telefono a mia madre due giorni prima di morire –, si è astenuto
dall'impartire alcuna lezione esplicita di vita, a me come ai
quattro nipoti di cui era nonno e ai miei tre cugini. Forse intuendo che in
qualsiasi dottrina, pedagogia, ammaestramento si nasconde un gesto sottilmente
autoritario, di cui era totalmente incapace.
Eppure anche così o, meglio, proprio così, è riuscito a
trasmettermi un insegnamento fondamentale: non c'è niente da spiegare, le cose
davvero importanti si capiscono o non si capiscono da soli. E bon, va bene
uguale. Dunque, come suggeriva un altro filosofo cristiano, ama e fa' ciò che
vuoi. Nient’altro, almeno per cui valga la pena di inzuppare le canottiere
di sudore, e la mente di pensieri astrusi.
Esattamente quello che ha sempre fatto lo zio, quando il fa ciò
che vuoi corrispondeva non di rado ai cazzi suoi. Una disposizione laterale al corso
principale degli eventi, ciò che gli anglosassoni chiamano main stream, dove
a prendersi la scena erano viaggi perlopiù sognati, per poi ripercorre
quelli realizzati su enormi atlanti aperti sul tavolo in soggiorno, mentre la
gente attorno si occupava e preoccupava di cose che lo lasciavano del tutto
indifferente, secondo una pratica che gli stoici chiamavano atarassia.
Ma si può avere una vita filosofica avendo quali autori di
riferimento Mazzola, Gimondi e Mastroianni, tanto simile a lui nello scivolare a
margine di ogni cosa, mai di petto come un Gassman che ruggisce il proprio
nome? Sì, si può, perché è tutto cinema,
cinema, cinema prosegue incalzato dall’orchestra Paolo Conte. D’altronde
in un cinema ci era nato, cresciuto e ne aveva fatto la sua professione, senza
troppo entusiasmo ma neppure grandi rimpianti, già che ogni alternativa sarebbe
stata sforzo e vanità. Rotture di scatole, diciamolo pure.
E invece ama e fa i cazzi tuoi, ecco il distillato del muto
insegnamento che mi arriva a partita ormai conclusa, sintesi registrata alla
Domenica sportiva, quante volte l'ho trovato addormentato sul divano davanti al
blaterare calcistico del Biscardi di turno, il telecomando sul punto di cascare
dal palmo semi aperto della mano, come nel dettaglio di un dipinto
rinascimentale sulla deposizione.
Le macchine fotografiche, le numerose Nikon che possedeva, come
balocchi natalizi di un bambino, di cui alla Befana già essersi scordato. E poi
gli sci K2 con cui pennellare ampie curve sulle piste, li rivedo all'ingresso
dell'appartamento dei nonni in via Moroni. Istantanee, fototessera di
riconoscimento di una vita. Trascorsa per il resto in camicia azzurra con la cravatta
amaranto e i pantaloni grigi. Ma siamo sicuri che siano immagini veritiere? Il
sospetto è che fossero abiti di scena, ennesimi travestimenti dell'agente
segreto per conto della filosofia…
Ama e fa i cazzi tuoi.
A volte venivano prima i cazzi suoi e altre volte l'amore, il
sorriso appena accennato unito agli occhi buoni, el g’aveva du occ de
bun, come viene detto in un’altra canzone milanese,
confermati dalla disponibilità ai piccoli favori che gli venivano richiesti. Ma
per subito tornare a farsi i cazzi propri, versarsi un bicchiere di Bonarda e
poi aprire l'atlante De Agostini, decollando con un acquaplano immaginario in
un mondo di esotismo e rêverie.
Accidenti, zio, ci ho messo cinquantatré anni per estorcerti il segreto, quello della vita che avrei voluto mi spiegassi, ma come si dice al Circolino te ne avevet gna per i ball. E però attenzione, solo il nipote capisce lo zio conclude Paolo Conte, e io alla fine ti ho capito! Ho capito la mia impossibilità a capire, a capirti, a penetrare nell’esistenza misteriosa e santa di ciascuno. Riposa in pace zio Franco. Perché anche tu un nome ce l'avevi, non solo gli zii dei miei amici.
Accidenti, zio, ci ho messo cinquantatré anni per estorcerti il segreto, quello della vita che avrei voluto mi spiegassi, ma come si dice al Circolino te ne avevet gna per i ball. E però attenzione, solo il nipote capisce lo zio conclude Paolo Conte, e io alla fine ti ho capito! Ho capito la mia impossibilità a capire, a capirti, a penetrare nell’esistenza misteriosa e santa di ciascuno. Riposa in pace zio Franco. Perché anche tu un nome ce l'avevi, non solo gli zii dei miei amici.
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