
Non entro in una querelle etica tutto sommato abbastanza
semplice da risolvere: alcune prostitute, specie nigeriane, sono sfruttate e in condizione di semi schiavitù, mentre per altre è una scelta, per quanto senza
alternative allettanti – l'attrice che scodinzola sul red carpet, la Ministra dell’Istruzione un po' imbronciata,
la virologa che pontifica in tivù – e piuttosto se ti va di culo la cassiera
all'Esselunga, una scelta più triste che oscena.
Se però spostiamo lo
sguardo a una prospettiva civile e addirittura urbanistica, ci accorgiamo come le prostitute siano o, meglio, fossero l'ultimo presidio umano a fare barriera
all'incedere delle sale scommesse e compro e vendo oro e distributori GPL delle
nostre periferie, insomma al niente cementificato, adornato di cacche di cane come gli
sposini in marzapane sulla torta, almeno da quando le PlayStation hanno
sostituito le caciare dei bambini nei cortili.
Alle sottoscrizioni dei comitati virtuosi per debellare le prostitute dai loro lampioni raminghi, io suggerisco così una contro sottoscrizione per riconoscere alle prostitute lo statuto di bene nazionale, protetto come si conviene dall'Unesco e da spalmare sui deplian assieme alla torre di Pisa, Santa Maria Novella, il ponte dei Sospiri e altre bellezze nostrane; poco importa se quelle ragazzine infreddolite e semi nude che vedevamo sfilare a lato della nostra auto con il riscaldamento a palla, fossero spesso importate dai paesi dell'est europeo. D'altronde la bellezza è dove si manifesta, anche San Pietroburgo è stata fatta bella dagli architetti italiani.
E però attenzione: mi riferisco alle prostitute vere, anzi veraci, che sfidano la strada e le sue leggi (c'è solo la strada cantava Giorgio Gaber, la strada sui contare, la strada è l'unica salvezza) e non le escort che si accompagnano ai calciatori. Di quelle possi amo pure fare a meno. Ma un mondo
senza prostitute ad abitare la notte, venti di bocca e trenta l'amore, è
semplicemente questo mondo emergenziale: case, famiglie, televisioni,
videogiochi e poi altre case, famiglie, televisioni...
Alle sottoscrizioni dei comitati virtuosi per debellare le prostitute dai loro lampioni raminghi, io suggerisco così una contro sottoscrizione per riconoscere alle prostitute lo statuto di bene nazionale, protetto come si conviene dall'Unesco e da spalmare sui deplian assieme alla torre di Pisa, Santa Maria Novella, il ponte dei Sospiri e altre bellezze nostrane; poco importa se quelle ragazzine infreddolite e semi nude che vedevamo sfilare a lato della nostra auto con il riscaldamento a palla, fossero spesso importate dai paesi dell'est europeo. D'altronde la bellezza è dove si manifesta, anche San Pietroburgo è stata fatta bella dagli architetti italiani.
E però attenzione: mi riferisco alle prostitute vere, anzi veraci, che sfidano la strada e le sue leggi (c'è solo la strada cantava Giorgio Gaber, la strada sui contare, la strada è l'unica salvezza) e non le escort che si accompagnano ai calciatori. Di quelle possi
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