
Rimpiangere lo schiaffo
salmastro del mare in tempesta, troppo facile, l'inconfondibile sentore con cui
le libecciate di fine agosto si intrufolano tra le lamelle azzurre delle
cabine, oppure i ciuffi di rosmarino tra le rocce vulcaniche, lo schivo ginepro
e, al suo opposto, la vampa violazzurra della lavanda con quella sua supponenza
olfattiva, come se ti sussurrasse alle narici "non avrai altro odore al di
fuori di me". Troppo facile, sì, perfino scontato. Quando basterebbero
profumi molto più umili e diffusi, ugualmente proscritti dal calendario dei
giorni: la pizza marinara, solo pomodoro e aglio e un filo d'olio, nient’altro,
o il gessetto strofinato sulla lavagna di ardesia, oltre a un odore è anche
rumore, a qualcuno fa venire la pelle d’oca ma a me ricorda la derapata sugli
sci arrivati al casotto dello skilift, o il disco di granito che scivola sul ghiaccio in quello sport per ricchi scemi, o scemi ricchi, non ho mai capito
cosa viene prima, e neanche le regole del curling. Se discendiamo la gerarchia
aristocratica degli odori, agli ultimi posti, chissà perché, troviamo quello
dei preservativi appena scartati, i più altezzosi li chiamano condom, hai messo
il condom? mentre per i ruspanti e smaniosi diventano goldoni. Lo stesso nome
pronunciato da bambini quando, già utilizzati e flosci, apparivano in una
radura del bosco dei Bordighi; ci si arrivava alla ricerca delle fragole
selvatiche ma, rinvenimento ancora più fortunato, epifania, al loro posto e accanto ai preservativi ci stava una copia fradicia di Caballero; era stata abbandonata dagli amanti clandestini dopo che era servita a dare un po' di
sprint, non era facile accoppiarsi in auto quando i SUV erano solo una bislacca
iperbole di futuro. Purtroppo rimaneva ben poca cosa del giornaletto, non giornale
o rivista o peggio ancora magazine, le pubblicazioni pornografiche si
chiamavano giornaletto; quel che ne restava almeno, dopo aver assorbito troppa
pioggia per poter sfogliare le pagine incrostate, se ti andava bene riuscivi a
vedere due tette e un cazzo posato proprio nel mezzo; il confronto, inevitabile, rendeva il mio simile a Gulliver nel paese dei giganti. Ma torniamo all'odore. Gomma, officina meccanica, nel finale una
nota chimica e ospedaliera, la salute prima di tutto. O magari è semplicemente
lezzo di candeggina, traccia di urina di un vecchio che si è pisciato addosso,
vomito di lattante, biancheria intima di un prevosto, è difficile da
individuare, forse si tratta di petrolio. Ricorda infatti la benzina degli anni
settanta, quando non erano ancora presenti gli additivi "verdi". Per
il resto il rituale era lo stesso, solo celebrato dall'uomo con la salopette blu: la pistola dell'erogatore infilata nella bocchetta del serbatoio della
Fiat 125 dello zio, parte il conteggio, in lire, sulla colonnina del
distributore, accompagnato da una nuvola ipnotica che penetra dai deflettori
socchiusi nel caldo asfissiante di estati infinite; con mia cugina Alessandra
cercammo perfino di berne un goccio, lo zio si era allontanato per acquistare
un'audiocassetta del Quartetto Cetra che avremmo cantato alla ripartenza. E
poco importa con chi li userai – i preservativi, i condom, i goldoni –, se dopo
dovrai pagare oppure è un dono che la vita ti sta facendo, l'abitino di cotone
cobalto accasciato ai piedi del letto, piccoli fiori chiari lo trapuntano. Il
profumo celestiale dei preservativi, la puzza triviale dei preservativi, qualcuno
se li ricorda ancora? Io ne ho aperto uno dimenticato in un cassetto, così,
solo per annusarlo, una una lunga tirata dal naso come prima dell'immersione... Improvvisa madeleine per sfuggire al lockdown.
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