
Prendiamo
allora il testo di un celebre e bellissimo brano di Battiato, a cui è dedicato un intero
capitolo del libro, una canzone in cui viene citata già dal titolo la prospettiva Nevsky, che come
noto taglia orizzontalmente il cuore algido di San Pietroburgo. Il termine russo prospekt non
va però tradotto in italiano con prospettiva, bensì viale, su cui viene incrociato "per caso", ma tu guarda alle volte il caso... Igor Stravinsky.
Ma perché proprio Stravinsky, e non mettiamo invece Boris Vattelapesca?
Semplice,
perché è un modello alto, così come suona alto e sontuoso il
riferimento alla prospettiva Nevsky, preferita al più modesto (e corretto)
italico viale; che invece di un aura esotica e vagamente stereotipata ci
ricorderebbe tutt'al più viale Forlanini, dove il protagonista di un'altra canzone di Jannacci si aggira con due occ de bun e le sue proverbiali scarp del tennis, utili quando
per primo deve menà via, perché l'era un barbun...
Ecco,
le canzoni di Jannacci sono allora genuinamente popolari, rappresentando il popolo più minuto, il sottoproletariato milanese degli anni sessanta e settanta così com'è. Al contrario, quelle di Battiato sono pop, già che il
popolo, nei suoi testi, ha già subito la torsione imitativa che lo porta a
emulare dei modelli alti, senza però ingaggiare lo sforzo culturale necessario
al raggiungimento. Ed ecco dunque in cosa costituisce la "degradazione": il complesso, il difficile, l'articolato, che senza perdere la propria ambizione si travestono di semplicità, in un processo di abbassamento progressivo già descritto da Adorno nei suoi studi sulla musica popolare.
Ed è curiosamente paradossale che un uomo così cocciutamente intento a perseguire una sua vocazione inattuale – di musica, ricerca metafisica e civiltà –, meglio di ogni altro artista abbia saputo cogliere e restituire lo spirito dei tempi, probabilmente e come avviene ai più grandi senza neppure essersene accorto. Uno Zeitgeist che fa rima con leggerezza, assenza di sforzo e interpretazione. Per evitare la fatica basta infatti tradurre viale con prospettiva, e il gioco è fatto!
Ed è curiosamente paradossale che un uomo così cocciutamente intento a perseguire una sua vocazione inattuale – di musica, ricerca metafisica e civiltà –, meglio di ogni altro artista abbia saputo cogliere e restituire lo spirito dei tempi, probabilmente e come avviene ai più grandi senza neppure essersene accorto. Uno Zeitgeist che fa rima con leggerezza, assenza di sforzo e interpretazione. Per evitare la fatica basta infatti tradurre viale con prospettiva, e il gioco è fatto!
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