
Purtroppo, anche io, come una discreta quantità di italiani –
logorroico, ipocondriaco, guascone, illegalista – allora come adesso stavo in
Italia, e le cose non erano proprio semplici. D’altronde la geografia non è
un’opinione, a differenza della storia scritta per definizione dai vincitori.
Ma dai, non farne tante, basta togliere di mezzo la Germania,
diceva lei. Mi mostrava anche un Photoshop con la simulazione grafica: in
effetti Sondrio finiva col confinare con Helsingborg, senza lo stramaledetto
diaframma crucco imbottito di crauti, wurstel e Weissbier, con qualche
Volkswagen di tanto in tanto.
Poi però non se ne fece nulla, non riuscimmo a racimolare tutta la
dinamite necessaria.
Ci sentivamo così al telefono, onesto succedaneo in ogni relazione
a distanza, come le uova di lompo per il caviale. Due minuti di conversazione,
alla fine degli anni novanta, costavano come una pizza; non ho mai saputo
quanto fosse il cambio in aringhe affumicate…
Eppure ci parlavamo tutti i giorni, anche quelli in cui giocava la
nazionale svedese di hockey. E non so se a farmi dimagrire fu l’amore o le
pizze a cui rinunciai per telefonarle. Quanti secondi abbiamo ancora, la prima
domanda che le facevo.
Ci ripensavo oggi leggendo le condizioni contrattuali del mio
nuovo operatore telefonico. Oltre a trenta gigabyte di traffico dati e vagonate
di sms, dispongo di chiamate illimitate verso portatili e numeri fissi
italiani, a cui vanno aggiunte una sessantina di destinazioni estere, tra cui
tutte le europee. Dunque anche la Svezia, mi sono detto. Controllo e in effetti
la Svezia è inclusa.
Potrei insomma stare al telefono più di due ore con una ragazza
svedese. E se poi mi gira, richiamarla immediatamente – it's me again –per ricominciare
a parlare, ogni santo giorno. Allo stesso tempo, continuavo a lambiccarmi, non
dovrei rinunciare a mangiare una pizza prosciutto e funghi, ma che dico una,
cameriere mi porti anche una romana, e una zola e noci, avete pure salmone e
burrata? bene, aggiunga aggiunga.
Confesso che questa scoperta mi ha messo di buon umore. Ed è la
frizzante euforia delle partenze notturne per il mare da bambino, o il nulla
elettrico che impregna i sabati degli adolescenti, oltre a un certo appetito.
Quando si dice il progresso!
Ho allora impugnato il mio smartphone per cercare il numero della
mia ex fidanzata, avevo voglia di farle un salutino. Ma purtroppo, nei numerosi
cambi di telefono e sim di questi anni, deve essere andato perduto. Digito
Jeanette e al suo posto compare la scritta Jeans, che è il numero della sarta
cinese a cui faccio accorciare i pantaloni.
Ormai ero però entrato in modalità conversazione, avevo voglia di
parlare con qualcuno, no, avevo voglia di parlare con una donna. Cosa non del
tutto semplice quando ti trovi nel mezzo di un bosco, il tappeto crocchiante
delle foglie morte sotto i piedi e la mia cagna che insegue l’eco di un Picchio
Rosso Maggiore, o almeno così sta scritto sui cartelli del parco valtellinese
dei Bordighi: sentite toc toc, è il Picchio Rosso Maggiore. Che magari era
solamente uno che sta piantando un chiodo per appenderci il diploma da
geometra. In un bosco?! (Va beh si fa per dire...)
Fossimo stati in un film di Fellini, mi sarei a quel punto
arrampicato su una grande quercia per gridare il mio desiderio urbi et
orbi, come fa Ciccio
Ingrassia in una scena memorabile di Amarcord: “Voglio una doonnaaaaa…”
Fortunatamente la modernità ci è alleata e complice, sono finiti i
tempi oscuri della malinconia solitaria. Continuo così a scorrere la rubrica
telefonica digitale – che figata, siamo davvero nel Duemila, l’avresti mai
detto da cucciolo che ti saresti ritrovato con il mondo in mano? – alla ricerca
di una donna con cui scambiare due parole. Non mi costa neppure nulla, pizze
gratis per tutti!
Dopo avere fatto più volte avanti e indietro tra i contatti, di
cui nella maggioranza dei casi non riesco a collegare un volto o una
circostanza vissuta – chi è ad esempio Bea corso Raul? –, mi accorgo che non
c’è nessuna donna che abbia in questo momento voglia o tempo di parlare con me,
e finirei solo col rompere i coglioni. Che vuoi? Adesso ho da fare, mandami
magari un messaggino. Quando sono sotto il casco del parrucchiere ti rispondo.
Eppure l’abbiamo costruita per davvero questa enorme sfera di
possibilità. Ho pure il vivavoce stereo, WhatsApp e le videochiamate con le
orecchie e il naso da Topolino. Solo che, all’interno, dobbiamo esserci
scordati di infilare una ragione per sentirci, storie o sogni da raccontare. Mi
metto così anch'io alla ricerca del Picchio Rosso Maggiore.
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