
In statistica, la curva
gaussiana rappresenta la distribuzione standard degli eventi, mentre le sue ali
riflettono la deviazione da questa media. Una curva gaussiana molto compatta e
verticale risponde dunque a una situazione di grande conformità, al limite del
conformismo.
Per una ragione connaturata
al mezzo informatico, che privilegia testi rapidi, legati all'attualità e
magari polemici o conditi con le spezie di forti emozioni, ogni scarto da
questo mood (ali della curva gaussiana) viene implicitamente sanzionato dagli
utenti, sotto forma di un totale disinteresse.
Diversamente, vengono
premiati interventi che non costino un grande sforzo di lettura – siamo davanti
a un pc, siamo assillati da mille stimoli (mail, sms, chat), siamo di fretta
anche quando l'eternità sta dalla nostra parte. Inoltre, per catturarci,
le parole che leggiamo devono suscitare un forte senso di relazione, di
rispecchiamento; ed è proprio tale conformità antropologica a generare empatia, fusione dentro una rinnovata media res.
È come, ecco, nella fenomenologia di Mike Bongiorno presente
su Diario Minimo di Umberto Eco, che attribuiva il successo del presentatore
alla sua proverbiale medietà umana. Ma grazie forse alla stessa attitudine poco problematica per l'interlocutore, pare
che Mike avesse soffiato la fidanzata (Enza Sampò) al barbuto filosofo, che
con questa analisi impietosa si sarebbe preso la sua rivincita…
In ogni caso, anche un intervento
su Facebook deve essere medio: non
sotto ma neppure sopra agli altri, ai lettori che non dimentichiamo sono anche
coaturi, esprimendo il loro pensiero in altri post sottoposti al medesimo
giudizio.
Diversamente, quando si va a
cinema o a teatro o a un concerto, come pure visitando una mostra d'arte o
leggendo un libro in un silenzio appartato, siamo disponibili e anzi
ricerchiamo il meglio, forse perché quel contesto ricettivo (il buio, la sala,
il silenzio) favoriscono una provvisoria alienazione da noi stessi, che può
essere così colmata dall'opera. Perciò, in questo diverso caso, tanto più è
grande lo stimolo e tanto più ci colma, ci soddisfa e gli siamo grati.
Al contrario della soluzione
Tenco – una bella rivoltellata e via! – alla fine io ho imparato ad accostarmi
a Facebook come ci si accosta a un vecchio compagno delle elementari: come stai, come
non stai, ti trovo bene: perché non facciamo una bella rimpatriata?! Ma dopo
averlo detto ti viene da morderti la lingua, essendoti accorto che ognuno ha ormai
preso una propria strada, una vita autonoma che si discosta dalle infinite
partite di biglie nella terra compatta del Centro sportivo, quando davvero si
era ancora tutti uguali.
Certo, a volte è bello tornare
con la mente a quel tempo bambino, in cui il concetto di democrazia si
riassumeva nello scambio delle figurine; ma ciascuno segretamente mirando,
aristocraticamente, a quella introvabile di Tarcisio Burgnich. E in quei giorni
è anche bello giocare il gioco, questo gioco medio, ammiccante, riflettente, racimolando
su Facebook qualche pollicione alzato.
Ma se invece altre volte mi
viene il desiderio di scrivere testi più “adulti” e articolati, deviando
dalla curva gaussiana del consenso leggero come fa uno sciatore a cui venga
voglia di farsi un bel giretto in neve fresca: lo faccio, semplicemente e fregandomene del risultato, già che non esistono solo gli skilift ma anche intere montagne, laghi, fiumi,
deserti e pure colline.
Esiste il mondo, insomma, che
è un poco più grande di Facebook. E dunque ciao, vecchio compagno di scuola, ciao…
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