
Mi è tornato in mente questo episodio ascoltando le conversazioni dentro a una libreria molto famosa. Anche solo una manciata di anni fa, quando mio nonno comprava e vendeva mucche e ogni tanto anche maiali – una volta perfino un cavallo! –, c’erano alcune persone che diversamente vendevano libri, altri li compravano. Quando un lettore di libri incontrava un venditore di libri, i due si parlavano con un linguaggio che più che un linguaggio a me sembrava un codice, un sistema tacito di riferimenti che entrambi conoscevano molto bene. Era la voce dei libri, una specie di terra di nessuno che se leggevi avevi diritto alla cittadinanza, altrimenti restavi fuori. Non che ci fosse un cartello di divieto, vietato l'accesso, raus!, se ti veniva voglia di entrare potevi farlo senza alcun problema, bastava acquistare un libro, poi un altro e uno ancora quando l'hai finito e anche se lo prendevi in prestito, o lo rubavi, funzionava ugualmente, una volta che avevi imparato a riconoscere quella voce davano la cittadinanza pure a te. Adesso, ieri, nella libreria molto famosa dove ero andato a farmi un giro, mi sembrava invece di vedere mio nonno che guarda i cavalli ma intanto pensa alle mucche e ai maiali, non so se mi spiego. Non solamente i clienti, intendo, i lettori, parlavano di libri come si parla di mucche e di maiali: anche il libraio della libreria molto famosa usava quel linguaggio lì, il linguaggio delle mucche e dei maiali. Così io mi aspettavo che non ci si capisse più nulla, ma invece no, era bastato sostituire il nome cavallo con il nome mucca e il nome maiale, e tutto funzionava nuovamente alla perfezione. Ha un libro mucca? Sì, certo, guardi questo, è uscito da una settimana, se anche non ha dell’erba fresca può dargli del fieno, va bene lo stesso. Però lei mi sembra più un lettore maiale: è sicuro di non voler provare quest’altro libro, ci può fare una mortadella che è la fine del mondo…?
Se sei uno scrittore e vuoi scrivere un libro che poi i librai lo vendono come il pane e i lettori se lo bevono come il vino, non devi allora usare il linguaggio dei libri, una voce che viene da lontano e parla a chi ha la pazienza di impararla, quella voce è superata, non va mica più bene. Devi usare il linguaggio delle mucche e dei maiali. E’ solo questione d’intendersi, le ruote sono fatte per girare.
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