
Luca aveva un trattore rosso e un cane
smilzo. La razza del cane non la so, ma non abbaiava mai e il pelo, sempre un
po' arruffato, era bianco e nero.
A esser precisi l'animale apparteneva ai
genitori di Luca, il trattore glielo aveva regalato il nonno per Natale.
Mi piaceva il trattore di Luca. Il cane
mordeva.
Un giorno ho chiesto a Luca di fare cambio:
gli davo una tigre del Bengala se mi cedeva il suo trattore rosso. Una tigre del Bengala, ma di plastica, mica vera, più un gioco della Play più lo scudo di Capitan America. Ci stai?
Il cane dei genitori di Luca aveva già
morso il postino e il dottore. Si trattava di un dottore per la mente che, ogni
lunedì, andava a trovare la mamma di Luca e poi parlavano di cose strane, ma strane
forte.
Lo so perché il mio amico me le raccontava il giorno dopo, li ascoltava con l'orecchio posato sulla porta della sua cameretta stracolma di giocattoli, anche se io gli invidiavo solo il trattore rosso. Tipo che lei sognava di affondare in un enorme piatto di minestra con i cavoletti di Bruxelles.
Lo so perché il mio amico me le raccontava il giorno dopo, li ascoltava con l'orecchio posato sulla porta della sua cameretta stracolma di giocattoli, anche se io gli invidiavo solo il trattore rosso. Tipo che lei sognava di affondare in un enorme piatto di minestra con i cavoletti di Bruxelles.
Il cane aveva azzannato il dottore
all'uscita dalla villetta, l'aveva seguito in silenzio e poi sgnaf, più che un vero e proprio agguato sembrava volesse assaggiarlo, o perlomeno è quanto mi ha detto Luca. Ma ora pure sua mamma era stata pizzicata
su una caviglia.
Non è nulla, è solo un graffio… aveva
sussurrato la donna abbassando lo sguardo, mentre si ripuliva il sangue con un fazzoletto chiaro.
Un graffio un graffio: un graffio un
corno! Così non si può più andare avanti, guarda qui, aveva tuonato il padre di
Luca strappandole il fazzoletto, dove era comparsa una macchiolina scura. Poi l'aveva
battuto insieme al pugno sopra al tavolo del soggiorno, che aveva scricchiolato.
Il pugno, in realtà, me l’ero immaginato
io. E pure lo scricchiolio, ovviamente. Mi piace ogni tanto immaginare delle
cose.
Il padre di Luca credo che di lavoro
facesse il politico, o qualcosa del genere. L'aveva detto mia zia durante il
pranzo di Pasquetta, aggiungendo, con un
sospiro e la testa rivolta nella direzione del marito, che poi è mio zio:
Quello sì che sa farsi sentire…
Una volta, con un ramo di robinia, io e
Luca avevamo premuto tra le cosce del cane. E premi pemi era sgusciato uno strano coso, ricordava il colore delle persone che
stanno schiantando dalle risate. Perfino l'animale sembrava divertirsi, scodinzolava come fosse un nuovo gioco.
Un coso grosso e violaceo e ridicolo che
faceva ridere pure noi.
Volevamo solamente vedere, mica gli
abbiamo fatto niente, c’eravamo giustificati con il nonno di Luca, quello del trattore, che c'aveva sorpresi in quel momento.
Lasciate stare il cane, aveva replicato il
vecchio con la voce debole e roca, l'espressione grave.
Noi abbiamo annuito e interrotto all'istante, ma quel che ho visto mi è rimasto in testa alcuni giorni. Sì trattava di un'appendice di carne turgida e tozza, la punta però era lunga e sottile, smilza come il resto del corpo. Somigliava al
ghiacciolo Draculino.
Luca diceva che era grande quasi quanto
l'aggeggio di suo padre. L’aveva visto un giorno mentre usciva dalla vasca dell’idromassaggio, a differenza della madre lasciava sempre la porta spalancata, e come al solito teneva il cellulare incollato all'orecchio: parlava più che ascoltare. Dobbiamo recuperare il gap,
ripeteva asciugandosi con l'altra mano i testicoli.
Anzi molto di più, si era corretto subito
Luca. Quello di mio padre è molto ma mooolto più grande!
Così prima di dormire il pensiero correva al padre di Luca. Quanto può essere mooolto più grande: come un torrone alle
nocciole, un fucile Ninja, un intero cane di una razza che non so...?
Poi però mi immaginavo il trattore rosso e mi addormentavo quasi subito. Mi immaginavo che era mio.
Una mattina Luca mi ha detto che il padre,
mentre la mamma era andata da un nuovo dottore, continuava a
cambiarli, aveva portato il cane dal veterinario, che l'aveva fatto dormire con
una puntura. Dormire per sempre. Perché mordeva.
Ha aggiunto che non gli interessava più la
mia tigre del Bengala. E il gioco della Play e lo scudo di Capitan America? Nemmeno quelli.
Si teneva il suo trattore rosso.
Non ho più visto Luca, ma credo che il
padre abbia fatto carriera. C’era una sua fotografia stampata sul giornale, la
stessa dei manifesti sotto casa, tutta la via ne era ricoperta, sembrava fosse appena arrivato il Circo Americano.
A fianco di lui la moglie, lo sguardo di
quando l'aveva morsa il cane, è solo un graffio è solo un graffio, e dall'altro
lato Luca. L'ho riconosciuto subito, anche se gli erano cresciuti dei baffetti
scuri e mollicci. In basso una didascalia del colore del suo trattore:
Svegliati contribuente!
Ma qualche sciocco aveva scritto sopra a
pennarello: Patti ha la figa spuzzolente, utilizzando alcune lettere del manifesto.
Il nonno di Luca nel frattempo era morto.
Lo so per certo, mia zia è andata al funerale. Mia zia dice che bisogna andare ai funerali dei parenti delle persone che contano, muoversi, farsi
vedere.
Arrivata a questo punto fa una pausa,
ormai ci siamo abituati e nessuno parla, aspettiamo che concluda il discorso
buttando un' occhiataccia allo zio. Quindi si porta una mano aperta verso
l'orecchio: Farsi sentire, soprattutto!
Una persona importante, da quel che
capivo, è uno che si fa sentire anche quando muore, come se
avesse una specie di eco incorporato, una suoneria nascosta nel doppiofondo
della bara. I cani e tutti gli altri invece muoiono in silenzio.
Il nonno di Luca era vecchio, taciturno e
gli tremava la mano sinistra, sembrava uno che a gesti dica: così così. Ti
piace la minestra con i cavoletti di Bruxelles? Così così.
Ogni tanto ancora mi immagino quel cane,
Bill si chiamava, come Bill Gates, mentre lo pungoliamo con la spada di Zorro.
Gli disegniamo una zeta proprio sulla punta del cazzo.
Poi arriva il nonno di Luca, continuo a
immaginare, e con la sua mano tremante – così così – gli ricopre il grosso
coso. Lo ricopre con una carezza, come si fa con i morti e con i bambini
piccoli.
Allora il cane, Bill, lo guarda,
scodinzola, e gli sussurra: Non mordo più, giuro.
Ma non tutto quello che io mi immagino diventa vero. La maggior parte finisce da qualche parte, in un luogo che non so…
Ma non tutto quello che io mi immagino diventa vero. La maggior parte finisce da qualche parte, in un luogo che non so…
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