
Ha fatto tutto il viaggio – mettiamo Sondrio\Lione, o Napoli\Bruxelles -, ha fatto tutto il viaggio con un enorme cane di cartone, preso all’edicola sotto casa.
Era settimane che lo guardava quando usciva con il Manifesto sotto braccio: un metro e mezzo circa, bianco e rosso, cartone robusto, laccato, con il supporto perpendicolare sul retro per farlo stare in piedi.
E lei se l’è preso, durante la pausa per il pranzo.
Si chiama Pimpa quel particolare cane bianco e rosso che si è preso, che ha rubato, si potrebbe in effetti anche dire – ma non diciamolo.
Semplicemente l’ha infilato sotto il braccio come fa tutti i giorni con il Manifesto e ora stanno lì: una ragazza con i capelli da ragazza e i vestiti da ragazza e un cane gigante di cartone, immobili, senza parlare.
Ma poi cosa si dovrebbe dire, a un cane di cartone?
A vederli da lontano potresti scambiarli per due vecchi sulla panchina di un parco; o meglio alla foto di due vecchi, in un parco a caso di Lione o Bruxelles.
E quando una porta – una precisa porta – di Lione o Bruxelles si aprirà su quella foto, succederà sicuramente qualcosa.
Probabilmente un bambino, o una bambina, riderà e giocherà e sarà felice, per dieci minuti forse anche quindici.
Non da solo, ma con un cane di cartone bianco e rosso che volendo sta anche in piedi e si chiama Pimpa, quell’enorme cane di cartone bianco e rosso che ha fatto un lungo viaggio in treno, insieme a una ragazza.
Questo vuole la logica e la logica va rispettata.
Quindi un altro treno, un altro viaggio – Lione\Sondrio, o Bruxelles\Napoli -, un’altra fotografia.
Anzi, la stessa: ma tagliata a metà.
Poi un’altra porta e un’altra casa.
La sua.
Poco distante ci sta un’edicola e una ragazza con i capelli da ragazza e i vestiti da donna che ci va tutti giorni, forse un’altra storia da raccontare.
Sotto braccio il Manifesto.
Nessun commento:
Posta un commento