
Pensiamo ai consueti roghi estivi, che funestano anche l’estate in corso. Quando, da ragazzo, ne ascoltavo i commenti al bar Piero, le espressioni più ricorrenti erano: se li prendono dovrebbero fargli questo o quest’altro, attaccarli al campanile, bruciargli, a loro, i peli del culo e via dicendo.
I più iracondi arrivavano perfino a auspicare la morte dei responsabili, ma sempre nella forma di un “se ci fosse ancora quello lì, il pelato, gli darebbe il fatto loro…” E poi mimando con gli avambracci la figura di un mitra spianato: “Ta-ta-ta-ta-ta!” (Modo del verbo condizionale, in ogni caso.)
Leggendo i post sull’argomento di alcuni miei contatti su Facebook, mi accorgo che la coniugazione verbale ha però guadagnato nuove forme. Ne cito uno come esempio.
Chi appicca il fuoco è un mafioso, nessuna pietà per
questi miserabili, nessuna scusante di tipo familista. Che siano schiacciati
come vermi. Ripeto: nessuna scusante del tipo: anche loro hanno famiglia,
chiaro?
La persona
che ha congedato questo post gode di una certa notorietà, ma l’autorità
immaginaria che si attribuisce – che
siano schiacciati come vermi! – riguarda anche gli utenti più negletti, come lui intenti a prescrivere invece di augurarsi, ordinando inflessibili sentenze a un fantasmatico stuolo di
esecutori zelanti. Con quella clausola minacciosa, a verificare che tutti abbiano inteso: chiaro?
La scrittura sui social, in altre parole, ci reintegra illusioriamente della rilevanza sociale che da alcuni anni stiamo smarrendo. E così se nella vita vissuta stiamo sotto un velo opaco, le nostre parole risplendono sul web come lame rilucenti di pugnale, con cui incidere le ingiustizie del mondo.
I verbi passano dunque all’indicativo, al congiuntivo, spesso anche all’imperativo, ma va scomparendo il modo condizionale, che testimoniava il nostro essere appunto condizionati da vincoli di potere più grandi di noi, che limitavano la nostra pura e semplice volontà.
Una volontà che ora può invece permettersi di mandare al rogo non solo le povere boscaglie bruciacchiate, ma pure gli artefici del malfatto, il cerino fumante ancora in mano.
Con la differenza che la volontà dei secondi, per quanto oscura, possiede effetti assai concreti sul reale, mentre la nostra diffusa volontà censoria somiglia a un bell’abitino verde da Robin Hood, da indossare al carnevale delle buone intenzioni…
La scrittura sui social, in altre parole, ci reintegra illusioriamente della rilevanza sociale che da alcuni anni stiamo smarrendo. E così se nella vita vissuta stiamo sotto un velo opaco, le nostre parole risplendono sul web come lame rilucenti di pugnale, con cui incidere le ingiustizie del mondo.
I verbi passano dunque all’indicativo, al congiuntivo, spesso anche all’imperativo, ma va scomparendo il modo condizionale, che testimoniava il nostro essere appunto condizionati da vincoli di potere più grandi di noi, che limitavano la nostra pura e semplice volontà.
Una volontà che ora può invece permettersi di mandare al rogo non solo le povere boscaglie bruciacchiate, ma pure gli artefici del malfatto, il cerino fumante ancora in mano.
Con la differenza che la volontà dei secondi, per quanto oscura, possiede effetti assai concreti sul reale, mentre la nostra diffusa volontà censoria somiglia a un bell’abitino verde da Robin Hood, da indossare al carnevale delle buone intenzioni…
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