Mi ricordo mio nonno Pinin che dice con tono perentorio: “Non guardate la fiamma del saldatore!” In testa ha un cappelletto marrone di velluto a coste, con una mano tiene stretta la mano di mio cugino Paolo e con l’altra la mia; siamo fermi a osservare un cantiere stradale. Insieme a noi ci sono altri nonni con i nipotini in età prescolare, pensionati con e senza bretelle, il geometra incaricato dal Comune lo si riconosce dalle lenti verdi a goccia degli occhiali da sole, i Ray-Ban si accoppiano in modo disinvolto al giubbetto scamosciato in renna, abbigliamento che negli anni Settanta fa di lui un fascista. Tra il minimo pubblico adunato al di là delle transenne bianche a bande rosse c’è anche uno scemo. Grida suggerimenti sconclusionati, interviene mentre viene rimosso il chiusino di ghisa di un tombino, non si capisce bene questa volta cosa voglia; in ogni caso, nessuno gli avrebbe dato retta. “Non guardate la fiamma del saldatore” ripete il nonno.” Si chiama ossidrica, fiamma ossidrica” lo corregge mio cugino Paolo, che ha un anno più di me e conosce già le parole difficili. “Chiamatela come vi pare, ma non guardatela! Chi la guarda diventa cieco.” E nell’udire quel termine giriamo immediatamente la testa dall’altra parte; non la stessa parte però: io punto gli occhi sullo scemo e mio cugino si concentra su una carriola colma di sabbia. Da quel giorno, ogni volta che incrocio qualcuno intento a saldare – non lo riconosco dalla fiamma soffiata a forza dal cannello, ho imparato fin troppo bene la lezione, ma dalla maschera che impugna e lo rende simile alla Morte Nera in Guerre Stellari – distolgo immediatamente lo sguardo e istintivamente cerco la presenza di uno scemo; in genere lo trovo sempre, ce ne sono tanti in giro. A quel punto rimango imbambolato a fissarlo, c’è qualcosa nella sua scemenza che mi cattura, forse lo associo al pericolo scampato, o magari fa da riflesso a una parte di me brutta per gli altri, ma a me piace come il bambino che si inorgoglisce nell’osservare la propria cacca. Resta da capire se anche mio cugino Paolo ancora si incanti di fronte alle carriole colme di sabbia.
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