martedì 19 novembre 2024

Mi ricordo 22

 

Mi ricordo lo sforzo nello staccare una figurina, accadeva quando veniva incollata al posto sbagliato sull'albo dei calciatori; un giocatore dell'Atalanta poteva venire confuso con uno dell'Inter, facile imbrogliarsi anche tra Genoa e Cagliari. Per rimediare si utilizzavano lamette sfuse da barba, ma era comunque difficilissimo. Ieri sera ho visto per la prima volta Il castello errante di Howl. Lo spirito della protagonista, Sophie, transita tra i vari involucri che di norma si succedono in una vita – bambina, adolescente, giovane donna, matura, anziana, vecchia – qui scombinati rispetto all'ordine cronologico consueto. Penso a come sarebbe stata l'estate del 1982 con il mio corpo attuale. Avevo allora sedici anni e trovato lavoro come aiuto bagnino sulla spiaggia di Lacona, Isola d'Elba. Quando Altobelli segnò il terzo gol, nella finale dei campionati mondiali di Spagna, mi infilai nella Cinquecento color pomodoro di un certo Stefano; lui guidava e io stavo seduto sul tetto a sventolare la bandiera italiana, le gambe a penzoloni dentro il foro del tettuccio. Stefano intanto suonava il clacson, ammesso che così possa essere chiamato il vagito della sua Cinquecento, non il suono pieno che proveniva dalle altre automobili incrociate dopo avere scavallato Colle Reciso. Nella zona industriale di Porto Ferraio si raggrumavano in chiassosi vortici attorno a un nulla tangibile, lo stesso movimento che fa il torero prima di conficcare l'estoque tra le scapole dell'animale stremato, io sempre a sventolare il tricolore. Continuo a pensare al corpo che mi fa ora da inattendibile specchio, quasi un intruso (smagrito, pallido, i capelli diradati), con in mano quella bandiera, e dietro si profila la copia in scala diminuita appartenente al Circo Americano. Mio nonno mi ci aveva portato nella primavera del primo anno di scuola, quando puntuali arrivano le giostre insieme alle rondini. I cartelloni sgargianti del circo, a coprire il volto di politici democristiani col broncio, comparivano invece senza preavviso, alternandosi con quelli in cui si prometteva la visione di enormi cetacei imbalsamati, oppure acrobazie nella guida della motrice degli autorimorchi. Ma niente foto con il leoncino in braccio, aveva infine sentenziato il nonno: si prendono i pidocchi! Un cinquantottenne che sventola la bandierina in plastica del Circo Americano, lo schiudersi appena accennato della bocca al rullo di tamburo che precede il triplo salto mortale, poi ci saranno i clown con il naso rosso e le scarpe enormi a stemperare la tensione... Ma di nuovo eccomi catapultato negli anni Ottanta, basta girare in blocco le pagine dell'albo. A furia di stare in spiaggia ed entrare in acqua per noleggiare i pedalò, mi venne un ciuffo biondo che possedeva qualcosa di artificioso, sembravano i colpi di sole sulla folta chioma di John Taylor, il bassista dei Duran Duran. Avrei potuto capitalizzare il nuovo aspetto con le ragazze, ne osservavo i capezzoli con un desiderio misto a timore, la moda del topless aveva reso manifesto ciò che fino a poco prima era consegnato all'immaginazione, oppure ricavato dai film con Anna Maria Rizzoli e Alvaro Vitali. La parte superiore del bikini pendeva inerme dalle stecche dell'ombrellone, non veniva occultata nella borsa da spiaggia assieme alla Settimana Enigmistica, un pacchetto di Muratti Ambassador, i tamburelli e la crema solare e la custodia dei Ray-Ban; il walkman azzurro della Sony aveva preso il posto delle biglie con l'effige dei ciclisti. Poi alla ragazza veniva voglia di un Calippo e il costume era già lì, pronto per essere indossato. Chissà perché, all'interno del bar dell'Hotel Lacona (ma in fondo qualsiasi altro interno non faceva differenza), i capezzoli continuavano a essere dei minacciosi pungiglioni pronti a iniettare il loro veleno, mentre sulla battigia diventavano biberon. Collegavano il fuori col dentro le note delle canzoni che si irradiavano dal juke-box: Celeste NostalgiaJust an IllusionTanz bambolinaBravi Ragazzima erano queste eccezioni rispetto ad Eye in the Sky, la vera colonna sonora dell'estate dell''82. Le sue basi elettroniche carezzavano la parata di bottiglie dei liquori, scavallavano il frigorifero dei gelati con la scritta Eldorado, uscivano dai due ingressi spalancati per monopolizzare lo spazio sonoro, mescolandosi alla risacca del mare dove si spegnevano provvisoriamente, fino a quando un nuovo turista non infilava cinquanta lire. Clic. Il 45 giri viene agguantato delicatamente dal braccio meccanico per essere posato sul piatto: I'm the eye in the sky, looking at you, I can read your mind, I'm the maker of rules, dealing with fools, I can cheat you blind, and I don't need to see anymore to know that I can read your mind, I can read your mind, I can read your mind... Non so se fu per via della frezza bionda, ma alla fine anche io limonai con una mia coetanea tedesca; più che i suoi capezzoli che si muovevano rapidi all'arrivo di ogni nuova onda, prima di intercettare i miei occhi come l'ago di una bussola che trova finalmente il suo nord, fu il piacere maschile di poterlo raccontare al rientro a Sondrio: Allora come sono le tedesche? mi avrebbero chiesto gli amici di fronte ai videogiochi del Bar Paninoteca Number One, a cui io avrei replicato con un'alzata di spalle molto blasé, tacendo sul fatto che la prima volta che due lingue si toccano scorre una corrente elettrica micidiale, simile a quella degli esperimenti con gli arti guizzanti delle rane. Morire è come staccare una figurina.

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