Mi ricordo della risposta, ma prima c'è sempre una
domanda. A pronunciarla fu la maestra Maccarone: "Corrado, cosa c'è nel
deserto?"
Eravamo in terza o quarta elementare, nell’intervallo
le femmine giocavano a elastico e, se ti andava bene, riuscivi a intravedere le
mutande, mentre i maschi vantavano le virtù dei padri per metonimia, enumerando
con enfasi i pregi delle loro auto; quale parametro definitivo si diceva la
macchina del mio papà va a cento all’ora. Se aggiungo che Corrado di
cognome fa Lapsus non ci crede più nessuno, ma a volte la realtà ci regala
degli indizi.
"Nel deserto, giù in terra, dai... proprio come
al mare, sulla spiaggia" lo incalzava la maestra Maccarone, con i compagni
che provavano a suggerire sottovoce – la sabbia la sabbia –, e puntando
l'indice alla bocca ripetevano nel linguaggio dei pesci rossi:
"S-a-b-b-i-a."
Ma lui aveva occhi solo per le mani della maestra
Maccarone, sapendo che svitare il thermos del caffè non era l'unico utilizzo.
Di famiglia povera e collocazione alpina (era l'unico a non parlare della macchina del
suo papà), Lapsus non era mai stato al mare, probabilmente neppure aveva visto
una clessidra, o una draga immergersi nel fondo scuro dell'Adda, e continuava a
fare scena muta.
La maestra Maccarone era quel genere di maestre di una
volta, e il metodo Montessori, pensava, andava integrato con il metodo Muhammad
Ali. "Corrado, non farmi arrabbiare, pazienza se sbagli, ma cribbio dì
qualcosa, se non vuoi che ti arrivi questa in faccia", e spalancò la mano
come nel simbolo della carta al gioco della morra cinese.
Così Lapsus, per timore forse di fare la fine del sasso, senza che nessuna forbice venisse in suo soccorso, dischiuse finalmente le labbra. E disse: "Le piastrelle."
nei tuoi "mi ricordo", specie negli ultimi, traspare un profondo senso sociale per ingiustizie e sperequazioni partite da lontano e mai più risoltesi. Mi fai pensare al mio maestro di quinta, comunista che ci parlava di uguaglianza e difesa dei più deboli, ma poi picchiava solo i bambini dell'orfanatrofio.
RispondiEliminamassimolegnani
(orearovescio.wp)
Grazie Massimo! In effetti, questa serie dei "mi ricordo" - incipit che ho ripreso da un bel libro di Joe Brainard, appena rieditato da Lindau - nasce come tentativo di rappresentare dei momenti che hanno rappresentato per me una sorta di iniziazione. In questo caso, più che alla coscienza di un ingiustizia subita, l'iniziazione a cui mi ha dato accesso la risposta di Lapsus è stata al pensiero laterale, al surrealismo, a ciò che Corbin chiamava "l'immaginale". E un deserto interamente piastrellato è un'immagine di una potenza visionaria formidabile, degna del più scatenato Salvador Dalì.
EliminaLa risposta del piccolo Corrado era sì "curiosa" , ma la domanda, così come formulata, presupponeva uno sforzo di creatività: che il deserto sia sostanzialmente fatto di sabbia è implicito nel suo essere deserto. Lapsus ha immaginato oltre.
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