mercoledì 9 ottobre 2024

Mi ricordo 10

 

Mi ricordo quando Cinzia accettò finalmente di mostrarci la sua cosa. Il luogo convenuto era il mio garage condominiale, dove i box non erano presenti ma solo linee bianche tracciate a terra, in una festosa promiscuità da autorimessa; così potevo fermarmi a rimirare la nuova Alfa Romeo Giulia GT del ragionier Ciccozzi, la stessa auto di Pasolini.

Ci organizzammo a questo modo: Claudio, Federico e io avremmo osservato la cosa di Cinzia uno alla volta (Ma solo per cinque secondi e non si tocca, aveva premesso lei con un'assertività che non ammetteva repliche), mostrando a nostra volta il coso in simultanea. L’accordo parve a tutti equo.

Le due persone non coinvolte avrebbero sorvegliato, l’uno, la scala di accesso dall’atrio condominiale, l’altro la saracinesca da cui entravano i veicoli. Poi ci saremmo naturalmente dati il cambio, con eccezione di Cinzia che sarebbe rimasta al centro del garage come una fruttiera sulla tovaglia di pizzo. Si fece la conta per decidere chi sarebbe stato il primo fortunato, risultò essere Claudio.

Dalla mia postazione defilata potei scorgere solo il gesto, un po’ meccanico, con cui Cinzia sollevava la gonna plissettata a stampa tartan, sotto indossava lunghe mutande di lana beige e sotto ancora – ma qui comincio ad andare per induzione – degli slip di cotone quale sipario della cosa. Una volta spalancato lo spettacolo fu tutto per Claudio, il quale, a sua volta, faceva scorrere la cerniera che chiudeva la patta dei pantaloni, altrimenti detta bottega.

Quindi fu il turno di Federico, identica procedura: gonna tartan, mutande di lana, bottega, sipario e infine… Già pregustavo il mio momento, dovevano provare un simile stato d'animo gli emigranti all'approdo del vapore: chissà che la cosa non somigli all’America, come avrebbe cantato dieci anni dopo Gianna Nannini.

Ma che succede?!

Si trattava del rombo dell’Alfa Romeo Giulia GT del ragionier Ciccozzi, stava scendendo la rampa che conduce ai garage. Cinzia emise un urletto e si abbassò la gonna, poi comincia a correre in direzione opposta, e noi con lei in un fuggi generale, scomposto, una Caporetto del desiderio.

Toccò aspettare quasi dieci anni per vedere per la prima volta una cosa – ora che ci penso, fu proprio l’anno in cui la Nanni cantò i fasti intimi dell’America –, almeno se come giusto stralciamo la cosa di mia cugina, con cui si giocava a dottore e infermiera.

(PS - Lo so e me ne scuso: la cultura woke prevede anche una versione del gioco con dottoressa e infermiere, infermiera infermiera, dottore dottore etc. Ma, negli anni Settanta, eravamo ancora cuccioli del patriarcato.)

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