Mi ricordo di avere bevuto una Caipiroska assieme a Enrica Bonaccorti. Un comune amico ci aveva presentati, era una sera tiepida di fine giugno, quando la Roma che conta o pensa di contare si dà convegno nel dehor del Caffè della Pace. Alla sua domanda di cosa mi occupassi (a Roma non si chiede che lavoro fai, a Roma ci si occupa, la differenza tra i due termini è sottile ma decisiva, come quella che passa tra fica e figa) avevo risposto che ero un pubblicitario. “Hai presente lo spot della Omsa” avevo aggiunto con tono confidenziale, “l’ho ideato io. Il claim Omsa che gambe! è stata la ciliegina sulla torta.”
In quell’estate trascorsa a Trastevere raccontavo balle in continuazione, a
Sondrio tutti si conoscono e non potevo farlo. Anche a Roma, in effetti, tutti
si conoscono, ma la mia provenienza barbarica mi conferiva il ruolo di jolly,
buono per essere giocato in ogni circostanza. A un party a casa di Gil
Rossellini, per il solo fatto di indossare una camicia color antracite mi ero
presentato come seminarista; l’unica interessata a parlare con me di teologia
era stata Fernanda Pivano, era seduta in disparte incastrata dentro un abito di lamé, nei tasselli color argento si riflettevano moltiplicati i volti di tutti quelli che le si accostavano per
domandarle di Hemingway, e lei replicava con l’infinita pazienza di un disco
rotto.
Più tardi, nello stesso bar, ero riuscito a
rimorchiare una ragazza austriaca; attento a non essere udito da Enrica
Bonaccorti, avevo prontamente generato una nuova versione di me: ora ero un
membro in licenza premio della flottiglia aeronautica delle Frecce tricolore.
“Frezie trikoloore… what does mean?”
La sera prima ero stato in una discoteca sotterranea,
una specie di minuscolo eccentrico ipogeo frequentato da elettrauti punk,
commesse agghindate come Christina Moser dei Krisma, e avevo proposto
all’austriaca di tornarci nuovamente assieme. Radio Londra era il suo nome, non
so se esista ancora e nemmeno in quale quartiere fosse. Negli anni Novanta
dovevamo possedere un senso dell’orientamento animale, senza TomTom e Google
Maps eravamo partiti fiduciosi a bordo del Boxer di mia cugina, ero ospite a casa sua mentre lei si trovava in Ungheria a curare i costumi per un film, io alla
guida e l'austriaca aggrappata ai miei fianchi come Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vacanze
romane. A ogni buca che si apriva nei sampietrini esclamava qualcosa in
tedesco con molte consonanti occlusive velari sorde, lo status di Freccia
tricolore mi suggeriva di non indagare sul significato. In qualche modo eravamo
comunque arrivati a destinazione.
Ovviamente non sapevo che quel giorno era dedicato
alla serata gay, ma l’austriaca non sembrava turbata dalla cosa (niente più
consonanti occlusive velari sorde) e si era messa subito a ballare, unica donna
presente in pista se non nell’intero locale. Io avevo invece raggiunto il
bancone e ordinato una Caipiroska, in quel periodo ero in fissa con la
Caipiroska, che inaspettatamente mi era stata offerta da un giovane magrolino
di New York; più o meno la mia stessa età, tra i venticinque e i trent’anni.
“So, she’s your girl?” aveva attaccato indicando la
ragazza con cui ero entrato al Radio Londra, mentre scendevamo dalle scale
continuavo a mimare con le braccia il volo di un jet per farle comprendere la
mia occupazione, non lavoro sia chiaro. “Naah… do I look like the kind of guy
who’s into pussy?” avevo risposto facendogli l’occhiolino. La nuova recita era
già pronta e servita.
A un certo punto, il ragazzo newyorkese mi aveva
sfiorato e, poi, decisamente afferrato la mano in un tentativo di approccio –
dove e quando se no? –, ma io l'avevo ritratta per indicare un uomo muscoloso
che si dimenava accanto all’austriaca, una specie di marcantonio in abiti di
pelle nera e baffoni dello stesso colore; nel decennio precedente avresti
giurato fosse un membro dei Village People. “Look at him” avevo detto simulando apprensione, “we’re kinda a thing, you know…” E dopo una lunga pausa teatrale:
“He’s a very VERY jealous guy.” Quindi gli avevo raccontato, nel mio stentato
inglese, di quando ero stato a letto con Elton John. Non ti sei perso niente,
he has a small dick.
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