Per molti di noi, i più ipocondriaci almeno, mi ci metto
anch’io, la condizione attuale potrebbe tradursi in un prezioso esercizio di
empatia. Abbiamo infatti l’occasione di sperimentare quel che prova l’imputato
a un processo in cui è prevista – non scontata e neppure probabile, ma comunque
possibile –, la pena di morte. L’unica differenza è che nel nostro caso la corte è
invisibile, e non sappiamo così quando alzarci al suo ingresso per mostrare che
siamo ossequiosi e inermi e docili: tanto più piccoli noi, tanto più potente e imperscrutabile Lei nel suo non negoziabile volere. Insomma, altro che Amuchina, ipoclorito di sodio a disinfettare questi giorni sempre più strani, qui sento odore di Kafka…
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