Mi ricordo dell’automobile del padre di una mia amica, era un’automobile scattante. La ragione per cui l’avesse acquistata sfuggiva allo stesso proprietario, non era un uomo attratto dall’ebbrezza della velocità – l’unica forma di ebbrezza a cui indulgeva era quella, mai eccessiva, di qualche Bitter Campari al Bar Piero – e ancor meno gli importava di vedersi accreditato uno status borghese.
Ho sempre guardato alla sua condizione come a
una forma di fatalità: esistono le auto scattanti, e prendiamone una… Allo stesso
modo delle malattie esantematiche che tanto vale farsi da bambino.
Abitando in centro, utilizzava di rado la sua nuova autovettura. Metteva un po’ di tristezza vederla parcheggiata, sembrava uno di quei cani, fedelissimi, che aspettano il padrone dopo essere stati scaricati all’Autogrill. Non so se fu questo il motivo, ma nei giorni più freddi dell’anno offrì le chiavi a un senzatetto, il quale poteva dormire al suo interno disteso sotto a un paio di coperte di lana. Il senzatetto scoprì che se accendeva il motore (un bel concerto di pistoni si diffondeva ogni volta) poteva giovarsi del riscaldamento, e il giorno successivo il serbatoio era quasi sempre vuoto.
Poco male, il padre della mia amica faceva un rabbocco con la tanica della benzina, e poi raggiungeva il distributore più vicino. Andò
avanti così un paio di inverni, fino a quando il senzatetto concluse che, già
che c’era, poteva farsi un giretto, osservare la città da una prospettiva
diversa e mutevole. Tanto il carburante si consumava anche da fermo, ed era davvero scattante quell’automobile.
Un comportamento che non turbò il proprietario, la cui fede socialista era a prova di rucola e Milano da bere. Non
si era nemmeno sincerato se possedesse la patente. L’unica cosa che aveva
richiesto era l’indicazione del luogo dove la vettura veniva lasciata dopo l’utilizzo. Attività
che il senzatetto eseguiva con zelo: tutte le mattine, nella casella delle
lettere del padre della mia amica, era presente un disegnino fatto a mano, con
una crocetta rossa ben in vista. Nei romanzi di
pirati la chiamano mappa del tesoro.

Nessun commento:
Posta un commento