Quando Gigi Buffon, ospite nei giorni scorsi ad Atreju, dichiara che "Giorgia Meloni rappresenta nel modo migliore la nostra nazione", intende fare un omaggio alla padrona di casa, allo stesso modo in cui si elogiano le portate a una cena privata. Questo arrosto è divino!
Senza forse essersene reso conto, pronuncia però anche
una sintesi impeccabile del presente. Bisogna solo intendersi
sull'aggettivo qualificativo migliore. Non va interpretato in termini politici,
economici, morali, ma di fedeltà nella rappresentazione. E da questo punto di
vista tocca riconoscere che Meloni è la Luciano Ventrone (grande pittore iperrealista) della politica italiana, brava come nessun altro nel riflettere
le molte miserie e poche nobiltà del Paese.
Le parole di Buffon fanno però tornare alla mente
anche un suo collega, il centrocampista brasiliano Sócrates
Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio noto come Socrates.
Quando, nell'estate del 1984, sbarcò in Italia per giocare nella Fiorentina, ai
giornalisti che lo incalzavano con domande calcistiche rispose guardandoli
negli occhi: "Mazzola, Rivera, chi sono? Io sono qui per Gramsci."
Eravamo in piena epoca dei paninari, eppure l'idea che
un altro mondo fosse possibile non era ancora stata definitivamente liquidata.
Con Atreju e i suoi figuranti il cerchio invece si chiude, e il mondo è davvero questo mondo, altri non vengono offerti neppure nella fantasia. E dunque
non si è più qui per Gramsci non meno che per Jünger, Evola, Mishima. Si è qui
per l'arrosto. Almeno per chi ha la fortuna, come Buffon, di avere il piatto
colmo di squisite fettine.

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