venerdì 9 ottobre 2026

W la chiralità!


Qualcuno sa spiegarmi la soluzione al mistero della chiralità? No? Strano. Perché Henri Kagan e Kenso Soai, recenti Nobel per la chimica, hanno vinto il premio grazie alle loro scoperte sugli effetti non lineari sull’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica, fornendo una risposta fondamentale al mistero della chiralità.

Peccato che io non abbia capito una sola parola di ciò che ho appena trascritto dal web. Ma forse avrei dovuto domandare alla bolla social accanto, la bolla in cui ci si agglomera secondo principi chimici diversi. Nella bolla Facebook che frequento le molecole umane si associano per interesse letterario, e dunque non stupisce che venga celebrata l’assegnazione del Nobel per la letteratura all’ottima Anne Carson.

Un po’, ma mica troppo, già la conoscevo; possiedo anche un suo libro: La bellezza del marito. Un saggio romanzo in 29 tanghi. Il contenuto non è meno bello del titolo. Così ho sorriso quando ho letto il primo post che la riguardava: Anne Carson ha vinto il Nobel! Una vera poetessa! Una sensibilità unica! Una fica stratosferica e patapin e patapan.

L’entusiasmo ci sta, e che diamine. Ma dalla trentesima dichiarazione di giubilo è scattato l’effetto tormentone, trasformando una bella notizia in una barzelletta di cui conosci il finale. Ok, lo so chi ha vinto il Nobel per la letteratura, ma possibile che si parli solo di questo… Perché non parliamo un po’ anche di chiralità, che magari imparo qualcosa di nuovo.

Picche. Le bolle social sono fatte a questo modo, in psicologia lo si direbbe rinforzo: uno ha un’intuizione, mettiamo che non ci siano più le mezze stagioni, e cerca contatti solo con persone che hanno la stessa intuizione, fino a quando non diventi una certezza assoluta. E così partono le pacche sulle spalle, affermando a gran voce che non ci sono più le mezze stagioni.

Al Bar Piero, quando lo frequentavo, non era troppo diverso; solo che al posto di Anne Carson e delle mezze stagioni si parlava del Milan. E anche qui tutto bene, se non fosse che io sono interista. Ma pensiamo al meccanismo di rinforzo applicato nella Germania degli anni Trenta, o nell’Israele attuale.

Nel primo caso qualcuno inizia a dire che è colpa degli ebrei, con la loro lunga canappia e le cantine piene di lingotti d’oro; mentre nella Tel Aviv del 2026 la colpa viene trasferita ai palestinesi. E rinforza oggi, rinforza domani, anche queste sono diventate certezze condivise. Gli scenari non sono proprio equivalenti, sto semplificando. E la soddisfazione per il Nobel ad Anne Carson – su questo sono disposto ad allungare la proverbiale mano sul fuoco – non porterà ad alcuna soluzione finale.

Eppure è presente anche nell’ultimo caso un minimo elemento tossico, che lo accomuna a fenomeni tanto diversi. Possiamo farlo coincidere con l’interesse (esclusivo) nei confronti di ciò che ci è familiare, e di chi ci assomiglia per disposizione e gusto. Come dire che non c’è niente di più gratificante di uno specchio.

Si unisce all’assoluto disinteresse – talvolta può sfociare in ostilità – nei confronti di quel che ci è ignoto. Gli antichi lo chiamavano barbarismos, che nella lingua spiccia dei proverbi ha preso la formula di mogli e buoi dei paesi tuoi. Per questa ragione il mio commento oggi è: viva la chiralità! Dal pochissimo che ho compreso è di nuovo uno specchio. Ma su cui è impossibile sovrapporsi al branco.

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