Secondo me, la vera notizia nella pseudo notizia –
pseudo perché priva di esemplarità, non perché falsa – sulla lista delle
ragazze da stuprare scritta nei bagni del liceo romano Giulio Cesare, consiste
proprio nel trarre una qualche indicazione di carattere generale dalla scritta
in un cesso.
Ovviamente quella scritta è odiosa, ma se tutto ciò che viene scritto sulle
piastrelle di un bagno dovesse possedere rilievo sociale e carattere di verità,
dovremmo ricavare che anche ciò che viene dichiarato da anonimi avventori negli
orinatoi degli Autogrill corrisponda a una tendenza diffusa nel Paese, affetto
da macropenia. Farebbe insomma statistica lo scarabocchio di "Arturo, 27
cm di ardore, telefonami e non te ne pentirai". E invece, lo sappiamo
bene, sono solamente i vaneggiamenti di qualche sciroccato, che non trova altro
modo per dare forma alle proprie fantasie.
Certo, fantasticare di essere superdotati è ben diverso da una fantasia
collettiva di stupro, ma l’eco giornalistica che viene data alla vanvera di uno
o comunque di pochissimi – in un bagno scolastico non si entra in più di tre o
quattro – in qualche modo l’alimenta. Bastava comunicare il fatto alle forze
dell'ordine e chiuderla lì.
Quando un anonimo scemo viene premiato da notorietà, è invece probabile che lo
rifaccia: non lo stupro, ma la sua dichiarazione d’intenti. Che con una
presunta natura patriarcale della società italiana (è quanto ha affermato la
dirigente dell’istituto, Paola Senesi) c’entra come i cavoli a merenda.

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