Mi ricordo che il telegiornale parlava di una cometa, e – diceva sempre il telegiornale – questa cometa avrebbe causato la fine del mondo.
Nel pronunciare la seconda parte della frase il conduttore sogghignava,
aggiungendo che era solo la convinzione di una setta americana. Era presente
anche un servizio in cui venivano mostrati i membri della setta.
L’abbigliamento e la chioma a me ricordavano quelli di Jack Nicholson e
Peter Fonda in Easy Rider, l’unica differenza era che al collo portavano
un medaglione con impresso il volto di un uomo con la barba, gli occhi erano sottili come i miopi che non vogliono indossare gli occhiali. Inoltre al
posto delle Harley Davidson montavano delle biciclette di tipo Graziella.
"Come vi preparate alla fine del mondo?" chiese una voce fuori campo.
Lo facevano scopando come ricci; particolare che veniva solo fatto intuire, la
chiave interpretativa stava di nuovo nel tono ilare del servizio.
A me però tutta questa ridarella non convinceva mica… E se fosse vero?
Ne parlai con Savinetti e Franchi, e decidemmo che il giorno successivo, in cui
era prevista la fine del mondo, non saremmo andati a scuola, o come dicevano i
più grandi avremmo bigiato. Era la prima volta che lo facevamo.
Il piano era questo: prendiamo delle lattine di Peroni, un pacchetto di
Marlboro e andiamo al fiume; lì vediamo che succede. Era stato dato perfino un
orario per la fine del mondo: le 11.30 ora italiana, avevamo tutto il tempo per
sperimentare quel po’ di vita da cui la scuola ci teneva distanti.
Savinetti portò anche un mangiadischi con all’interno il 45 giri di Born to
Be Alive (“È di mia sorella” disse alzando le spalle, quasi a volersi
scusare) e della marijuana coltivata, sempre dalla sorella, nell’orto di
famiglia. Nessuno di noi era però capace di rollare uno spinello.
Ci accanimmo così su birre e sigarette e canzone di Patrick Hernandez, di cui
ripetevamo il ritornello a squarcia gola: “I was born, born, born… born to be
alive!” Intano la cometa si stava avvicinando.
Se questa avesse effettivamente causato la fine del mondo – il nostro
ragionamento – il giorno successivo non avremmo avuto bisogno di portare una
giustificazione, mentre se non fosse successo nulla… beh, una soluzione si
sarebbe trovata: era quel che si dice il male minore.
Il fatto che ne stia scrivendo testimonia che si realizzò la seconda ipotesi, e
la soluzione, che poi diventò la prassi, fu quella di contraffare la firma di
uno dei genitori. Il professore di chimica la guardò distrattamente, e poi
disse: “Va bene.” Ma non sapeva che il vero bene era averla scampata
grossa.

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