
Nel paesotto dove sono
nato e cresciuto io, a pochi passi dalla Svizzera, incastrato tra due file
aguzze di montagne, proprio di fronte all'ingresso della chiesa ci sta un bar
piccino piccino. Sta scritto sull'insegna, miniaturizzata come tutto il resto: Bar Piero.
Quando mi capita di essere qui ci vado per l'aperitivo,
contendendomi i pochi centimetri del bancone con quelli che, con un certo
slancio iperbolico, potrei chiamare amici. I miei amici del Bar Piero, ecco.
Tra questi c'è un uomo, avrà circa la mia età ma le fattezze
sono ancora da ragazzo, i capelli folti e scuri e un sorrisetto perennemente
stampato sulla bocca, da cui spicca un dente d'oro, come certi pugili con cui non condivide altro. Lo chiamano Siro.
Se incontro Siro con un prosecchino in mano al Bar Piero,
grandi pacche sulle spalle, come va e come non va, e poi subito vuole parlare
di filosofia. Di filosofia?! Proprio così, avete letto bene: Platone, Schopenhauer, Nietzsche, mentre gli altri clienti si scannano sull'ultimo
rigore concesso o negato alla Juventus.
Tutto pare abbia avuto inizio una trentina di anni fa, quando, dopo aver assistito a una puntata del Maurizio Costanzo Show in cui era ospite Umberto Galimberti, Siro si convinse di avere la passione per la filosofia.
Non che sia andato molto oltre, ma gli piace pensarlo. Intuendo in me un possibile sparring partner, mi ingaggia allora in interminabili dispute filosofiche, i cui dubbi vengono risolti con un categorico: "L'ha detto Galimberti
da Costanzo."
Il problema è quando ci spostiamo all'esterno del bar. In
quelle occasioni, ogni volta che Siro vede una donna – basta sia giovane, se è
carina tanto meglio, ma non è essenziale – perde il filo del discorso. Anche
dando le spalle alla piazza, posso indovinarne la presenza dal fatto che Siro
smette di ascoltarmi, ripete le stesse cose, si impappina. A quel punto mi giro
e, puntualmente, vedo i suoi occhi convergere su un sedere femminile.
La vera passione di Siro sono insomma le donne, non la
filosofia. Ma, per qualche ragione che mi sfugge, ha iniziato a costruire
questa inverosimile immagine di sé, arrivando al punto di crederci. E fin qui niente
di male, intendiamoci. Il guaio è che ora vorrebbe che tutti lo chiamassero
filosofo...
Pensavo a Siro seguendo le polemiche che hanno accompagnato
la presenza del Presidente del Consiglio italiano al Parlamento europeo di
Strasburgo, con Guy Verhofstadt che gli ha dato del burattino. Titolo per il quale,
prima ancora che offeso, Conte si è stupido. Io un burattino – e perché mai?!
Il fatto è che lui davvero si percepisce come un politico
autonomo, addirittura un europeista, come traspare dal suo discorso di fronte
all'assemblea parlamentare, e non si capacita delle critiche. Ma su scala più
ampia, anche le perplessità degli europei giungono agli italiani con sorpresa.
Noi razzisti, noi intolleranti, noi velleitari e populisti?
Macché. Siamo semplicemente un popolo a cui piace tanto la filosofia, come a Siro. E se poi per strada passa una donna, che ci volete fare, l'occhio casca. Per questo non riusciamo più a vedere oltre i confini di un baretto di periferia, mentre il mare si fa color del vino.
Macché. Siamo semplicemente un popolo a cui piace tanto la filosofia, come a Siro. E se poi per strada passa una donna, che ci volete fare, l'occhio casca. Per questo non riusciamo più a vedere oltre i confini di un baretto di periferia, mentre il mare si fa color del vino.
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