giovedì 20 agosto 2026

Sono una piratessa e una signora, non confondo il sesso con la letteratura


Ho letto su Facebook un post molto bello, appartiene a una scrittrice veneta che proprio sui social ha guadagnato consensi, per arrivare a una recente pubblicazione con Einaudi. Si tratta di Michela Campagnolo, nel suo post imbastisce una situazione apparentemente comune: un giovane, avrà raggiunto da poco la maggiore età, si sta allenando a torso nudo ai giardinetti, quando incrocia una donna con più del doppio dei suoi anni.

La donna ci viene fatto intendere è la scrittrice stessa – il racconto è scritto in prima persona –, ma siamo sufficientemente smaliziati per sapere che potrebbe essere un espediente narrativo, di cui comunque prendiamo atto e stabiliamo il cosiddetto patto di lettura: Ok Michela, vai avanti, ti crediamo.

E lei eccome che procede, anzi di più, eccede, si immagina di calare le braghette al ragazzo e poi inizia a succhiarglielo. Urca! Il tutto è scritto molto bene, non stiamo nei paraggi di Lando o Caballero (per chi non ricordasse, erano giornaletti pornografici), ma di quel nuovo genere letterario che mette in scena il desiderio femminile, dopo la lunghissima stagione in cui è stato appannaggio dei maschi. E infatti, nei commenti, una ragazza scrive:

“Ho pensato a questo post declinato al maschile, cioè sono al parco e vedo una bella ragazza, avrei voglia di tirarle giù il top etc… l'avremmo accolto con la stessa leggerezza?”

Trovo che le parole colgano un punto fondamentale: quand’è che il nuovo, il diverso, il marginale (e per molti secoli il desiderio femminile è stato proprio questo: inaudito) diventa assimilabile, e perciò da materia sovversiva si converte in abitudine, se non peggio in fantasia di stupro? È infatti ciò che avremmo pensato a ruoli invertiti, per rispondere alla domanda della commentatrice.

Secondo me ci siamo vicini. Un simile racconto, al tempo di Maria Goretti, sarebbe stato dinamite, come erano esplosivi i diari di Anaïs Nin. Adesso fuochino, e tra qualche anno acqua passata che per definizione non macina più; e con tutto che ho stima per l’autrice, la quale non parla solo di cazzi e scopate. L'ironia è il felice sfondo da cui lancia qualsiasi petardo senza ustionarsi.

Eppure esiste il rischio concreto che le sue parole, un giorno non lontano, possano suonare come un celebre verso di Julio Iglesias, un verso che fa sorridere senza volerlo: sono un pirata e un signore, non confondo il sesso con l’amore.

Più o meno quanto scrive, proseguendo nel racconto, la Campagnolo: “Il desiderio femminile mi sembra sia una parabola che raggiunge un vertice liberatorio che, al suo massimo, stacca del tutto il sesso dall’amore, se mai qualcuno è riuscito a tenerli uniti. Io no, forse, mai.”

Nel suo caso però non sorridiamo con pacato sarcasmo, forse perché quel colmo che conduce allo stereotipo non è ancora stato raggiunto, come è invece avvenuto con le fantasie sessuali maschili. Pensiamo a romanzi come Tropico del Cancro, oppure Lamento di Portnoy: se fossero pubblicati ora avrebbero lo stesso successo?

Io sospetto di no. Sono figli della loro stagione, che si è conclusa come fanno le onde – c’è un culmine e poi la cresta fa risacca, involtolandosi su sé stessa. Il fatto che siano scritti altrettanto bene, forse anche meglio senza nulla togliere alla brava scrittrice, a cui auguro ogni fortuna, non li ha riparati dall’effetto saturazione, e ora guardiamo a quelle pagine colme di uzzolo con un piacere quasi storico, documentale – come eravamo.

Non è insomma vero ciò che molta critica letteraria va ripetendo da anni: lo stile è tutto, il contenuto puro pretesto. Macché, la letteratura è fatta di stile (o lingua), contenuto e intreccio, e ciascuno concorre alla determinazione dell’opera, che viene infine consegnata al lettore.

Lettore che è però volubile, e se, grazie a dio, già da qualche decennio si è stufato di maschi che sognano di infilzare adolescenti in hot pants (discorso che negli spogliatoi e nei pub va sempre alla grande), tra qualche tempo potrebbe prendere a noia anche il suo equivalente femminile, oppure omosessuale; un altro desiderio rimosso che ora si è ripreso giustamente la scena.

Non sto dicendo che le donne non debbano più mettere in pagina le proprie fantasie sessuali, ma che si affrettino, il treno è in partenza e alla prossima fermata la soglia di saturazione farà da capolinea. Dopo toccherà inventarsi qualcos’altro, ad esempio scrivere delle fantasie di un pasticciere trotzkista nella Roma del dopoguerra, e lascio a chi legge l’individuazione della citazione nascosta. Oppure capitolare al destino di convertirsi in una canzone di Julio Iglesias.


2 commenti:

  1. ho raccolto la tua sfida, però confesso che ho dovuto chiedere aiuto a zio ugo perchè quella scena non me la ricordavo. Grande Moretti e abbastanza grande anche tu :)
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Massimo, risposta esatta! (Mi piace il tuo utilizzo dell'avverbio abbastanza, che tiene con i piedi per terra e non fa montare la testa a chi riceve il complimento 😉)

      Elimina