Negli anni Ottanta, forse anche nei Settanta ma ero ancora bambino per affermarlo con certezza, mentre prima dovevo ancora nascere e quindi non so, in questi periodi le donne meno belle si dicevano simpatiche.
Non era solo un modo di dire, la simpatia era un tratto reale, percepibile,
quasi pavloviano: sei brutta, allora devi essere simpatica. Oppure diventavano
malmostose, e questo avvallerebbe una polemica letteraria legata all’ultimo
premio Strega; ma lasciamo stare, ché era solo una sciocchezza.
Una sciocchezza, si è visto negli anni successivi, anche il nesso speculare tra
bellezza e antipatia, con le donne più piacenti in versione gatta morta, la
stretta di mano languida e ipotensiva. Fa fede in ciò quello sterminato repertorio
dell’umano che sono i social, dove si incontra una nuova tipologia: la bella
ragazza simpatica, più sono belle e più sono simpatiche; o perlomeno così
cercano di apparire, perlopiù riuscendoci attraverso svagati e gustosi bozzetti
biografici.
Lo vediamo anche tra le comiche delle nuove generazioni: Paola Cortellesi,
Geppi Cucciari, Virginia Raffaele, Caterina Guzzanti, Valeria Angione, Marta
Zoboli, Valentina Persia, Diana Del Bufalo, Valeria Angelozzi. Tutte donne
giovani e belle. Quando negli anni Cinquanta, se volevi far ridere, dovevi
avere l’aspetto di Tina Pica o Ave Nichi.
Mi chiedo dunque quando sia avvenuta tale mutazione antropologica, che, a
scanso equivoci, è solamente percettiva – ognuno è nell’intimo il
suo mistero. Ma soprattutto perché sia avvenuta, quale la sua ragione profonda,
il suo vantaggio evolutivo.
Che prima esistesse un’economia sociale nella quale gli aggettivi bella e
stronza e brutta e simpatica venivamo accorpati, è in fondo intuibile dentro un
contesto non propriamente patriarcale – il patriarcato, in senso stretto,
possiamo farlo concludere nel 1968 – ma fortemente sbilanciato verso il
privilegio maschile. Senza entrare nella sociologia del presente, perché in
seguito le ragazze belle sono diventate tanto simpatiche?
Forse lo erano già da prima e non ce ne eravamo mai accorti. O forse, ed è
questo il mio sospetto, è il modo (la simpatia) che hanno trovato per rifiutare
le nostre avance senza farci troppo soffrire: una carezza e un pugno, come
cantava Adriano Celentano mentre implodeva il patriarcato. Oltre che belle e
simpatiche sono anche compassionevoli, insomma. Da esserne orgogliosi per interposta genitorialità!
Resta da capire come ricollocare noi, i rottamati, i vecchi, i brutti, e anche
tutto quelle donne che non sono così piacenti e così simpatiche. Far
interpretare a loro la gatta morta non si può, bisogna sistemare la
sceneggiatura perché ciascuno abbia un ruolo nel film, una
persona da mettere in scena per non essere solo comparse. E ben sapendo che il termine persona significa maschera,
e cioè finzione.

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