venerdì 14 agosto 2026

Una carezza e un pugno, o su bellezza e simpatia


Negli anni Ottanta, forse anche nei Settanta ma ero ancora bambino per affermarlo con certezza, mentre prima dovevo ancora nascere e quindi non so, in questi periodi le donne meno belle si dicevano simpatiche.

Non era solo un modo di dire, la simpatia era un tratto reale, percepibile, quasi pavloviano: sei brutta, allora devi essere simpatica. Oppure diventavano malmostose, e questo avvallerebbe una polemica letteraria legata all’ultimo premio Strega; ma lasciamo stare, ché era solo una sciocchezza.

Una sciocchezza, si è visto negli anni successivi, anche il nesso speculare tra bellezza e antipatia, con le donne più piacenti in versione gatta morta, la stretta di mano languida e ipotensiva. Fa fede in ciò quello sterminato repertorio dell’umano che sono i social, dove si incontra una nuova tipologia: la bella ragazza simpatica, più sono belle e più sono simpatiche; o perlomeno così cercano di apparire, perlopiù riuscendoci attraverso svagati e gustosi bozzetti biografici.

Lo vediamo anche tra le comiche delle nuove generazioni: Paola Cortellesi, Geppi Cucciari, Virginia Raffaele, Caterina Guzzanti, Valeria Angione, Marta Zoboli, Valentina Persia, Diana Del Bufalo, Valeria Angelozzi. Tutte donne giovani e belle. Quando negli anni Cinquanta, se volevi far ridere, dovevi avere l’aspetto di Tina Pica o Ave Nichi.

Mi chiedo dunque quando sia avvenuta tale mutazione antropologica, che, a scanso equivoci, è solamente percettiva – ognuno è nell’intimo il suo mistero. Ma soprattutto perché sia avvenuta, quale la sua ragione profonda, il suo vantaggio evolutivo.

Che prima esistesse un’economia sociale nella quale gli aggettivi bella e stronza e brutta e simpatica venivamo accorpati, è in fondo intuibile dentro un contesto non propriamente patriarcale – il patriarcato, in senso stretto, possiamo farlo concludere nel 1968 – ma fortemente sbilanciato verso il privilegio maschile. Senza entrare nella sociologia del presente, perché in seguito le ragazze belle sono diventate tanto simpatiche?

Forse lo erano già da prima e non ce ne eravamo mai accorti. O forse, ed è questo il mio sospetto, è il modo (la simpatia) che hanno trovato per rifiutare le nostre avance senza farci troppo soffrire: una carezza e un pugno, come cantava Adriano Celentano mentre implodeva il patriarcato. Oltre che belle e simpatiche sono anche compassionevoli, insomma. Da esserne orgogliosi per interposta genitorialità!

Resta da capire come ricollocare noi, i rottamati, i vecchi, i brutti, e anche tutto quelle donne che non sono così piacenti e così simpatiche. Far interpretare a loro la gatta morta non si può, bisogna sistemare la sceneggiatura perché ciascuno abbia un ruolo nel film, una persona da mettere in scena per non essere solo comparse. E ben sapendo che il termine persona significa maschera, e cioè finzione. 

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