Nella società dello spettacolo era inevitabile che la
meteorologia divenisse intrattenimento. Ne danno testimonianza i meteorologi
che spopolano sul web, i più astuti hanno intuito il nesso e ostentano
comportamenti circensi (penso al pur bravo Giuliacci), ma è lo stesso clima
che ha su di noi l’effetto di una rappresentazione, meglio di uno show.
In fondo, siamo disposti a offrire una chance a
qualsiasi filmetto in cui caschiamo facendo zapping. Dopo i primi dieci minuti - i dialoghi sono improbabili, gli attori cani, quanto alla trama: non pervenuta - cominciano gli sbadigli. Magari poi
migliora, ci dice la persona con cui lo stiamo guardando stravaccati sul divano. E va be’, se proprio
vuoi…
Ma dopo mezzora non è cambiato nulla: nessun colpo di
scena, agnizione, anzi ora è anche peggio. Insistere sarebbe masochismo.
Inoltre, la soglia di attenzione si è ridotta negli ultimi anni, se provassimo
a rivedere un Carosello degli anni Settanta ci sembrerebbe lunghissimo.
Ecco, questa estate è come uno spot di diciotto ore
diretto da Zeffirelli, con Gabriel Garko quale unico protagonista monologante:
No, vi prego, basta!
Ok, ci dicono che mancano pochi giorni al termine
della calura – una settimana per l’esattezza, dopo ferragosto arriveranno i
fatidici temporali –, ma quel tempo sembra girare in slow motion. E così, come
carcerati, incidiamo una crocetta sulla parete della cella, Meno sette, meno
sei, meno cinque...
(Ps – Uscendo dal tono leggero di questo post, il
caldo, nelle carceri italiane, è una faccenda seria, drammatica talvolta. In
attesa che vengano messi fiori nei vostri cannoni, si potrebbe iniziare con
l’installare condizionatori nelle nostre carceri. E nelle nostre RSA.)
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