Ho visto anche degli zingari felici, io trovo, è una delle canzoni italiane più belle di sempre. Ma i capolavori possiedono una disposizione verticale: il modello originario si impone sui tentativi di fuga orizzontali, e ogni interpretazione successiva soccombe al confronto – non ho mai ascoltato alcuna buona cover di Generale, oppure di Bocca di Rosa o nel Nel blu, dipinto di blu. C’è sempre una vocina interna a sussurrarti bastarda: E però quando la canta De Gregori… De Andrè è tutta un’altra storia; toh, al massimo ti concedo gli arrangiamenti della PFM… E che cavolo, vuoi mettere il potente vibrato di Modugno!
Una capitolazione che non accade con questa versione
di Luca Carboni e Riccardo Sinigallia. Come tutte le cover è uguale e al tempo
stesso diversa, senza che la diversità diventi eufemismo per peggiore, karaoke
in abito da festa. Certo, va perduto il magnifico sax dell’originale, gli
assoli di chitarra elettrica. Ma la voce di Carboni dona una modernità porosa e
struggente, le campiture elettroniche di Sinigallia circonfondono e straniano
il tutto, rendendo ipnotico l’ascolto.
Alla fine, sul podio, io vedo le due versioni svettare
affiancate, come Gianmarco Tamberi e Mutaz Barshim nelle Olimpiadi di Tokyo
2020.

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