martedì 26 maggio 2026

Genocidio sì, genocidio no


Sono in disaccordo con le recenti dichiarazioni di Erri De Luca su Gaza, ma le ho trovate preziose per una ragione che provo ad argomentare.

Quando scrive, con la consueta sottigliezza verbale, che non si tratta di genocidio nei confronti del popolo palestinese, include, non so quanto volontariamente, una variabile che rimanda alla distinzione tra etica dell'intenzione ed etica della responsabilità. La prima fa coincidere il male con la volontà di compierlo, e viene professata nella Chiesa a partire da Agostino. La seconda  il male sta negli effetti dei propri comportamenti  viene introtta da Max Weber nel 1919.

Faccio un esempio non lontano dal vero. Se l'intenzione dell'IDF fosse di eliminare (termine edulcorato per dire uccidere) un militante di Hamas che si trova in ospedale, l'intenzione non andrebbe a rigore estesa all'intero popolo palestinese, e in fondo nemmeno agli altri malati sotto al tetto del medesimo ospedale. Che comunque e però restano vittime dell'azione militare

Erri De Lucca, accordandosi al più disgustoso eufemismo bellico, lo chiama danno collaterale, pur non nascondendo il suo umano orrore per le stragi di civili. Si colloca dunque in piena etica dell'intenzione. Ma in una guerra asimmetrica combattuta da Hamas nelle forme tipiche della guerriglia terroristica  tatticamente non hanno altre possibilità, e sul piano morale nessuno sconto nemmeno per la loro ferocia  mi chiedo quanti danni collaterali andrebbero invece a configurare genocidio, secondo il moderno principio etico della responsabilità.

Una risposta ovviamente non esiste, ma, continuando a dissociarmi dal suo pensiero, sono grato a Erri De Luca per avere spostato un termine che rischiava di divenire ideologico e spiccio (genocidio) nel regno sdrucciolevole della domande filosofiche e religiose. Ha una premessa proprio nei testi che De Luca Conosce meglio, e cioè l'Antico Testamento ebraico.

Vediamo. Genesi, capitolo 8, versetti 23-33. Quanti giusti devono esserci a Sodoma perché Dio non distrugga la città: cinquanta giusti... quarantacinque... quaranta... trenta... venti... dieci...?

A dieci giusti Abramo si ferma, smette di trattare con Dio e Sodoma viene distrutta. La domanda che vorrei allora girare a De Luca è proprio questa: davvero è convinto che, sotto un numero a sua discrezione di giusti, non si stia compiendo in Palestina un genocidio? E chi decide chi è un giusto, chi decide la giustizia: di nuovo il Dio occhiuto e incazzoso di Israele, o magari il diritto internazionale?

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