Di quello che pensano e fanno gli islandesi – con eccezione forse di Björk e di pochissimi altri, ad esempio lo scrittore Jón Kalman Stefánsson – confesso importarmi come i risultati calcistici della Spal, ammesso che esista ancora… Figurarsi delle crocette impresse in Islanda su schede elettorali che immagino gelide, malgrado la terra trapuntata da vulcani dove vengono compilate con disciplina norrena. Leggo così, con distrazione, dell'esisto della recente consultazione elettorale sull'Europa, da cui è emerso che gli islandesi non intendono diventare nostri fratelli, ma restare solo lontani cugini; di quelli che, quando fanno fortuna, dici ma lo conosco: siamo parenti!
Mi importa molto di più di ciò che pensano e fanno i cacciatori, anche se, in questo caso, la parentela la avverto con lepri, cerbiatti, marmotte e insomma tutti quei viventi percepiti nella disponibilità del dito posato sul grilletto, rendendo il cazzo del cacciatore lungo quanto la traiettoria balistica che abbatterà la sua preda. Ecco, questo mi interessa molto, con buona pace dei lontani cugini islandesi: mi interessa tagliare il cazzo ai cacciatori (metaforicamente parlando, lo devo specificare altrimenti gli algoritmi del web mi segano il blog).
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