martedì 1 settembre 2026

Ranucci, cosa ne ho capito io

 


Esiste un antico pregiudizio: quello che una persona virtuosa, buona, gentile, sia perciò stesso un professionista capace, e viceversa. Bene, ciò che sta avvenendo in questi giorni lo sbugiarda senza bisogno di astratte congetture, come fa un temporale con le previsione del tempo che assicuravano il sereno. Stiamo parlando di Ranucci, ovviamente. L'uomo non era – ora lo scopriamo – una persona virtuosa, buona, gentile. Eppure faceva in modo eccellente il suo lavoro.

Ho coniugato i verbi al passato. E infatti se l’io pubblico (il bravo giornalista) viene a sovrapporsi all’io privato con tutte le sue ombre – ombre che, è giusto sottolinearlo, nella circostanza non si configurano in alcun reato – il meccanismo si inceppa.

Così quando i casi della vita, o le intenzioni di qualche maldestro lestofante, rimescolano i piani, la parte emersa dell’iceberg sprofonda con tutto il resto. Detto fuor di metafora: dopo ciò che ora sappiamo sulla vita privata e perfino erotica di Ranucci, sarebbe ancora credibile alla conduzione di Report, che è pur sempre una trasmissione del servizio pubblico?

Io temo di no, per quanto non mi sfugga che l’autogol di Ranucci, anzi gli autogol, ne ha segnati più d’uno (grossolani e volgari i suoi commenti sui futuri conduttori nominati dalla Direzione Approfondimento Rai), si siano rivelati funzionali a un progetto politico di normalizzazione, con i partiti di governo che possono levarsi una spina informativa libera dal fianco. Resta un’ultima domanda: ma davvero Report è sinonimo di Ranucci?

Anche in questo caso la risposta è un no forte e chiaro. Report è stato, se possibile con maggior gloria, Milena Gabanelli, ma siamo sopravvissuti al suo congedo volontario. La trasmissione ha reagito alla maniera di un figlio ormai svezzato: è stata in grado, grazie anche al bravo Ranucci, di camminare sulle proprie gambe, malgrado l’assenza della mamma. Quindi di correre, di fare la maratona.

Sopravviveremo così anche al nuovo cambio di consegne: via lo zio dalle discutibili amicizie, lo zio un po’ provolone e permaloso, accolto a braccia aperte dai palinsesti privati, mica lo mandano al confino. Quindi dentro qualcun altro. Una staffetta che, tra noi estimatori di Report, avremmo preferito avvenisse all’interno della redazione del programma. A questo modo, puzza effettivamente un po’ di commissariamento.

Nessun commento:

Posta un commento