giovedì 29 gennaio 2026

Beato

Beato chi al giorno ha dedicato il fare

al sonno delle spose

che ad altri ardori si sono concesse

la notte avvolta in lenzuola di sogno,

pagando alla morte una sola tantum

in contanti o Bitcoin.

Per noi, firmate le cambiali,

morire è un infinito rateizzare.

lunedì 12 gennaio 2026

Ucronie

Aldo Moro cammina un po' frastornato
ma felice per le strade di Roma,
le Brigate Rosse l'hanno liberato.
È solo un film di Marco Bellocchio.

Un cinquantenne accosta la Toyota
a un distributore di Vermicino.
La ragazza nera piega il ginocchio
e sale in auto, ma prima il compenso.

È solo uno scambio, niente moine.
È solo una cosa che penso:
come sarebbe stata la vita
di Alfredo Rampi detto Alfredino?

Dopo il pompino un grumo di sperma
imprigionato nella gomma bianca,
ricorda la mano protesa in melma
e terra del vero Alfredino Rampi.

E c'è bellezza in entrambi i finali,
la finzione riscatta anche se sciatta:
non più il bene ad opporsi al male,
ma il fioco scirocco del barcamenare.

lunedì 5 gennaio 2026

Giacinto (mi ricordo 76)

Mi ricordo che dopo i dodici anni e prima dei quattordici si andava tutte le settimane, o quasi, da un meccanico che vendeva motorini, dove ci si informava sulle prestazioni dei rispettivi modelli – erano comunque molto simili, la cilindrata non poteva superate i 50 cm cubici. Ma se si sostituiva la marmitta con una dilatata al centro e, per quanto la legge lo vietasse, il carburatore da 14 mm con uno da 19, si potevano guadagnare anche venti, venticinque chilometri all’ora di velocità. Oltre che impennare in seconda e perfino in terza.

Il meccanico era un uomo piccolo e robusto con i capelli lunghi diradati al centro, avrà avuto all'epoca poco più di quarant'anni, e ci forniva con pazienza le informazioni, che erano sempre le stesse. Anche perché le stesse domande venivano ripetute, variavano solo nella modulazione della voce: nelle richieste dei più piccoli si avvertiva un tono epico, Caballero (il modello più ambito in assoluto, prodotto dalla Fantic Motor) suonava come il nome di un brigante ricercato da Tex Willer.

L'officina aveva dimensioni proporzionate all'uomo, poco più di un antro semibuio. Alle pareti, come consuetudine, spiccavano poster e calendari, ma non vi comparivano donne nude o anche solo poco vestite; solamente pubblicità di candele di accensione oppure immagini di giocatori di calcio, in particolare Giacinto Facchetti. Così distante nell’aspetto fisico, con il capitano dell’Inter il meccanico condivideva una certa flemma, oltre al rispetto per l’avversario che porta a comporsi in ugual modo con il capocannoniere della Juventus e con il secondo portiere della Spal. Fai la tua partita, insomma.

La partita del meccanico consisteva nell'aggiustare e vendere motorini; la nostra nel desiderarli, sognarli, disegnarli sul diario mentre la professoressa di matematica spiegava alla lavagna i numeri negativi. Io da principio li trovavo un'assurdità – come può Pierino avere rubato meno tre mele? –, ma poi mi ero figurato i numeri negativi come una sorta di debito: chiedi un prestito in banca e ti compri il Caballero, e chi se ne frega se il tuo conto finisce in rosso. Intanto hai il Caballero.

Chi più sognava, e anche questo il meccanico lo sapeva, di norma non avrebbe acquistato un motorino al compimento dei fatidici quattordici anni, ma si sarebbe arrangiato con catorci di terza mano o ereditati da fratelli più grandi. Mentre i figli dei medici, degli avvocati, dei commercialisti e per farla breve dei non-nostri padri (era anche questa una variante dei numeri negativi), si presentavano il giorno del compleanno con l’assegno in mano. Mai stati prima dal meccanico, nemmeno per prendere un dépliant. Mica era giusto che fossero proprio loro a uscire dall'officina a cavalcioni di un Caballero rosso fiammante.

Dopo avere visto il fortunato di turno pavoneggiarsi con il nuovo motociclo, che poi inclinava sul cavalletto nel parcheggio della scuola dove noi lasciavamo le bici, tornavamo alla carica: “Gliel’hai venduto tu il Caballero a quello stronzo? Che carburatore hai montato? E la marmitta, era originale oppure una Pollini?” Tutti davano del tu al meccanico, ma nessuno ne conosceva il nome di battesimo. Lo chiamavamo, per burla, Giacinto. Lui annuiva senza lasciare trasparire se fosse o meno contento.

Si limitava a rispondere alle domande, se stava armeggiando con una chiave del 12 continuava a farlo, ma intanto diradava dubbi, non si spazientiva, era sempre preciso e gentile nelle risposte. Più che un calciatore, ricordava un prete: molti sono i chiamati, pochi gli eletti. Solo in seguito ho compreso che l’elezione non consisteva nel possedere un Caballero, ma nel divaricare l’immaginazione per fargli spazio. Come la buca in cui si calava Giacinto per lavorare sul motore. Da lì, la minuscola officina, si slargava e diventava una camera delle meraviglie.

venerdì 2 gennaio 2026

La neve e il generale

 


Scende la neve a Natale,
ma più spesso la neve risale
e si nasconde nella pancia di Dio
come i souvenir di Piazza San Marco.
Così viene chiamato un generale.
“Comandi” risponde, “siam pronti allo sbarco!”
“No, ribalti il mondo, faccia presto:
la neve in ampi fiocchi
deve tornare a danzare
per i bambini e anche qualche sciatore.”
Il generale si sistema il cresto
e rimbocca le maniche,
poi diventa tutto rosso…
Ma ciò che infine casca
dal cielo con uno schiocco
sono i bigodini di una parrucchiera
che fa permanenti nel Mato Grosso.