domenica 28 giugno 2026

Ottantotto, o su come non scrivere un commento

C’è una bellissima barzelletta di Gigi Proietti. Un uomo si alza la mattina e comincia a dire ottantotto. Mentre si fa la barba, la faccia insaponata, lo si sente borbottare ottantotto, ottantotto. Lo ripete chiudendo dietro di sé il portone di casa, ottantotto. Sul marciapiedi che porta alla fermata del tram, buongiorno Avvocato, ottantotto, ottantotto. Anche una volta salito sul mezzo non cessa il tormentone – ottantotto, ottantotto, ottantotto –, finché un passeggero non gli domanda: “Scusi, ma perché continua a ripetere ottantotto?” “Eccone ‘n altro che non si fa li cazzi sua”, commenta Proietti guardando altrove. E poi riprende: “Ottantanove, ottantanove, ottantanove…”

Ci ripensavo dopo essere incappato in un post su Facebook della psicoanalista junghiana Costanza Jerlsum, nel quale tritura Mauro Covacich, reo di avere pubblicato su la Lettura un articolo sulla fantascienza, con le seguenti parole: Covacich “non ama la fantascienza, non l'ha letta, non la capisce”. Poi prosegue e magari aggiunge delle cose intelligenti, ma io mi sono fermato lì.

Cosa ne sa, Costanza Jerlsum, che Covacich non ama la fantascienza, non l’ha letta, non la capisce? Questo è quello che nella retorica antica veniva chiamato argumentum ad hominem, e consiste nel demolire la persona per contrastare le sue tesi – per inciso, la tesi di Covacich è che la fantascienza non è mai stata abile a prevedere il futuro; e sulla cosa si può anche discutere, dissentire.

Ciò che fa Jerlsum è invece una rozza replica della sua professione, ma senza il previo consenso dell’analizzato a cui fruga nelle tasche; da qualche parte avrà nascosto il bastone di Edipo, o qualche altro peccatuccio da mettere in piazza. Quindi, sempre più aggressiva, gli pone sul capo un cappello a forma di cono, su cui ha scritto bene in grande la parola asino. Non è insomma la critica di un pensiero ma di una persona che verosimilmente non conosce. O per dirla con Gigi Proietti, eccone 'n altra che non se fa li cazzi sua. Novanta, novanta, novanta…

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