Il tema del giorno è il linciaggio social di Michele Mari. Come tutti i linciaggi, fa naturalmente schifo. La circostanza (che mi rifiuto di riportare in quanto riporto da infiniti riporti) aggiunge però un incremento di schifezza, proporzionale alla sua vaghezza. Mari avrà davvero detto quella brutta cosa che gli viene attribuita… e poi attribuita da chi… quale gallo ha cantato, ma in forma di coccodè piuttosto che di chicchirichì...
È come se fosse mancata ai social carne fresca di giornata, carne su cui
avventarsi e fare a brandelli, e ci si fosse così buttati sulla Simmenthal. La
premessa sta in un quotidiano (la Repubblica) che ha sbirciato in un bagno
privato dove qualcuno ha pisciato fuori dalla tazza, trasformando l'intravisto in
orinatoio nazionale. Ammesso, e non concesso, che qualcuno davvero abbia
pisciato fuori dalla tazza, e sul pulmino che conduceva i candidati al Premio
Strega sia avvenuto qualcosa di scabroso.
Tocca però aggiungere che nel frattempo sono arrivate le scuse di Michele Mari,
e quindi qualche goccia di urina deve essere cascata in terra. Così delle due
una:
1) tirate fuori ogni cosa e si compia il rito consueto, dove i Buoni – e sto
parlando naturalmente di coloro che si sentono tali – divorano i Cattivi. Non
devi nemmeno mangiare tutto, basta azzannare un orecchio e intanto fare un
selfie;
2) non dite nulla, acqua in bocca, labbra cucite, carota nel culo, scegliete
voi la metafora che più vi aggrada. A me piace quella del Club Silencio
di David Lynch.
La versione attuale, dove a rivendicare la parola è l'eterno cugino degli
italiani – "l'ha detto mio cugino" –, è ciò che Aristotele
chiamerebbe il terzo escluso. Ma l’escluso è per definizione il perturbante, e
non stupisce che i like abbocchino in massa al suo amo.

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