Marjane Satrapi, l’autrice iraniana
della meravigliosa graphic novel Persepolis, è morta oggi. La causa del decesso
viene imputata dalla famiglia alla tristezza, o più precisamente: a crepacuore.
Crepacuore… era da tempo che
non leggevo questo termine, ormai confinato ai romanzi dell’Ottocento. Crepacuore.
Una piccola crepa che si incide nel cuore – nel caso di Satrapi ha coinciso con
la prematura perdita del marito, morto l’8 aprile del 2025 a 53 anni. Satrapi
ne avrebbe invece compiuti 57 il 22 novembre –, una crepa che piano piano si
allarga fino a spaccare il cuore.
Cantava Massimo Bubola in una canzone
di qualche anno fa: “Spezzacuori hai già deciso, col tuo ultimo sorriso, vuoi
vedermi andare giù.”
Nell’epoca in cui si insegna a
superare ogni ostacolo, a migliorarsi, vincere, sopravvivere a tutto, insieme
allo strazio per la perdita si accompagna così qualcosa di dolce, quasi pedagogico.
Ci sembra di vederla mentre si lascia andare giù…
Dopo averci raccontato il
mondo nella prospettiva schietta e vera di una bimba, con i bianchi che sono
bianchi e i neri tutti neri (il grigio dei compromessi è faccenda da adulti), Marjane
Satrapi consegna il suo ultimo racconto per immagini. Alla pagina
conclusiva ci sussurra che la vita non è un valore in sé, ma il suo senso è relazionale,
transitivo prima ancora che transitorio. E come ogni buon romanzo, anche ogni buona
vita termina quando perde il suo lettore speciale.
Riposa in pace, bambina persiana
dal cuore spezzato.

