mercoledì 3 giugno 2026

Righello

Ho conosciuto persone con un master in fisica quantistica, avevano fatto ricerca in laboratori spersi in paesi dove alla sera fa freddissimo, oppure nel ventre tiepido della terra, parlano tre o quattro lingue ma non hanno scordato il dialetto del paese di provenienza, se la cavano bene con il tiro con l'arco e con le freccette, ho conosciuto persone così, ingegneri in grado di realizzare i calcoli per la resistenza strutturale di una diga, sacerdoti che compiono esorcismi – giuro, conosco un esorcista – artisti, scalatori, biologi marini, medici con e senza frontiere, comici, campioni di bigliardo, violoncellisti, trapezisti, elettricisti dalla proverbiale intelligenza e pure qualche scemo. Ho conosciuto, insomma, persone in grado di fare cose da cui io ben mi guardo, ma nessuno di loro si rapportava a me come se avesse il cazzo infinitamente più lungo del mio, questa sensazione la provo solo quando interagisco con attori, cantanti e scrittori. E se nel caso delle prime due categorie ne intuisco la ragione – tutta quella gente che li adora: Facciamo un selfie! Ok risponde il rocker senza levarsi gli occhiali da sole – da dove viene agli scrittori (anche a quelli che hanno pubblicato un solo romanzetto in self publishing, anche, se non soprattutto, alle scrittrici) la convinzione di avercelo tanto lungo? Viviamo in un paese dove metà delle persone non legge neppure un libro all'anno, e la rimanente parte, in media, si ferma a tre, di cui due sono testi di manualistica psicologica e self improvement. In casa gli scrittori non hanno degli specchi, basterebbe un semplice righello?

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