venerdì 17 ottobre 2025

Angeli e diavoli (mi ricordo 59)

 

Mi ricordo di un treno e di un campo da minigolf. È curioso che i due ricordi si presentino accoppiati, oltre all’incongruenza dell'oggetto sono separati da oltre vent’anni. Partiamo con ordine, è il 1970, in Italia un referendum ha reso possibile il divorzio, Adriano Celentano e Claudia Mori vincono il Festival di Sanremo con Chi non lavora non fa l'amore. Tutte cose che sfuggono a me e a mio cugino Paolo, siamo molto più interessati al minigolf di Bormio. Come al solito ci ha accompagnati il nonno Pinin, se lo perdiamo di vista su via Roma basta guardare in alto  ma non troppo in alto  e cercare il suo cappelletto di velluto a coste marrone.

Una delle nostre buche preferite presenta una configurazione a L. Il tratto di partenza è lineare, si deve indirizzare la pallina verso una specie di castello con un ampio foro d'accesso, da cui fuoriesce, dopo una curva a gomito non visibile dall'esterno, per dirigersi allo slargo conclusivo. Da un punto di vista tecnico non presenta particolari difficoltà, e perciò è stata collocata all'inizio del percorso. Tutto facile, a meno che non si mettano di mezzo due guastafeste di cinque e quattro anni – Paolo ed io.

Sufficientemente piccoli da intrufolarci attraverso il foro anteriore, nascosti nel ventre del castello intercettiamo la pallina, per rigettarla, in apparente barba a tutte le leggi della fisica, nella stessa direzione da cui è arrivata. Un passatempo che allora ci faceva molto divertire, un prequel di Scherzi a parte: il giocatore assumeva l'espressione di un bracco quando non capisce qualcosa, e storce il capo dalle lunghe orecchie pendule. Ma non doveva uscire dall'altra parte...?

Stacco. 1992. A vincere Sanremo quest'anno è Luca Barbarossa con Portami a ballare. Sulla macchina del padre di Vitto, una Golf turbo diesel bianca, noi però ascoltiamo un vecchio album di Francesco De Gregori. La meta del viaggio è scivolata nell’oblio, ma la strada è la statale 36; d'altronde, altre strade qui non ci stanno. Appena fuori Sondrio si trova Poggiridenti, un tempo si chiamava Pendolasco ma Mussolini lo trovava un nome poco virile, e così fu sostituito in uno slancio di buonumore, per quanto i poggi siano il ripido versante retico. A Poggiridenti c’è un passaggio a livello. Il passaggio a livello è chiuso. Dunque sta arrivando il treno, e fin qui tutto normale. Se non che tra le sbarre abbassate è presente un'auto.

Io e Vitto ci guardiamo, suo padre non c'è, ha messo solo il mezzo e il gasolio, a volte con i figli va così. Boh, e proseguiamo accompagnati dalla voce nasale di De Gregori, la canzone riprodotta dall'autoradio è Buffalo Bill. Ma dopo poco ci guardiamo nuovamente – forse è meglio tornare indietro a vedere, che dici?

Si tratta di una Fiesta verde pisello (mi sono sempre chiesto quale colpa debba espiare chi acquista auto e abiti verdi), al posto di guida troviamo un anziano completamente ubriaco: ha posato il capo sul volante e sta ronfando alla grossa. Stranamente, all'interno del veicolo non c'è odore di vino, ma di salsicce. La situazione ci è comunque chiara, resta solo da capire chi lo fa, mentre l'altro prova a risvegliare l'ubriaco e chiama soccorso. Ci penso io dico con tono solenne, e mi avvio lungo i binari in direzione Tirano. Dallo sferragliare appena udibile ho intuito che il treno proviene da lì.

Nei film americani sulla Grande Depressione la gente cammina per miglia lungo binari che volgono al tramonto. In realtà è scomodissimo procedere nell'alternanza di transenne e massicciata, ma per fortuna, dopo nemmeno cinquanta metri, compare il treno all'orizzonte. A quel punto divarico braccia e gambe alla maniera dell'uomo vitruviano, facendo ampi segni al conducente. Possiamo tornare a vederla come un film, e però di Sergio Leone. Uomo contro treno.

Che cavolo, avrà pensato quello, io sono tonnellate di alluminio ad alta resistenza, acciaio inox, klevlar, e tu una semplice X: spostati! e comincia a fischiare. Ma insisto. No, sei tu che ti devi fermare, sono io, sei tu…  Un tira e molla che comincia a farsi rischioso – si trova ora alla distanza da cui il cacciatore prende la mira per sparare al bisonte –, quando si sente un acuto stridore di freni, ricorda il suono del gesso sulla lavagna. La motrice si arresta a una manciata di passi dal mio corpo, il cacciatore si è convertito in bisonte che a sua volta è divenuto mansueto. Lo fisso con occhi increduli.

Ho fermato un treno. Cazzo, ho fermato un treno!

Ma torniamo al minigolf, se ci pensiamo il gesto è il medesimo: esiste una direzione, possiamo anche chiamarla destino, e due marmocchi che, messi uno sopra l'altro, non arrivano alla statura di Dino Meneghin, l'hanno invertito. Un destino di poco conto, d’accordo, con cinquecento lire ci facevi diciotto buche, ma comunque un destino. Nel caso del treno il destino sarebbe invece stato drammatico, il passaggio a livello si trova dopo un rettifilo a cui segue una semicurva preceduta da un capannone a ridosso dei binari, era impossibile prevedere la presenza della Fiesta. Un botto certo, che avrebbe offerto inchiostro ai giornali locali per almeno due settimane.

Invece ogni cosa è rimasta com'era, nemmeno una tinteggiata all'orribile verde pisello della carrozzeria, le salsicce sul sedile posteriore, la vita è rimasta vita. Per quanto la multa che, in seguito, si è preso l’ubriaco, sarà stata talmente salata da impegnare i restanti anni per ripagarla. Ma non è vero che la locomotiva ha la strada segnata – lo continua a ripetere Francesco De Gregori, tutto è avvenuto così in fretta che la canzone non è ancora conclusa – mentre il bufalo può scartare di lato e cadere.

Macché, anche la locomotiva può scartare di lato e cadere, oppure può essere fermata dalle braccia mediamente muscolose di un ventenne, e le palline da golf possono percorrere una direzione inversa all’abbrivio. Nessun programma determinato dall'equazione che combina le condizioni iniziali, per dirla forbita. Ma neppure libero arbitrio. L'esito di un semplice giro di minigolf non è deciso dal giocatore, non interamente almeno: bastano due diavoletti nascosti in un castello a boicottarne i piani; e nella sorte del proprietario della Fiesta sono intervenuti due angeli, di cui facevo sempre parte. Angelo e diavolo allo stesso tempo. Prima che le cose si manifestino, coppie ed opposizioni tramano confuse.

Resta da capire chi adesso siano gli angeli a fermare i treni in rotta di collisione – di norma nemmeno ce ne accorgiamo, anche noi ronfiamo alla grossa – e i diavoli a risputarmi puntualmente in faccia la pallina. Io con la mia mazza da minigolf sempre più arrugginita, ma non demordo, la rimetto in posizione e cocciuto tiro e ritiro e, se non bastasse, lo faccio ancora. Mentre la bocca spalancata del castello sembra farmi la linguaccia.

Nessun commento:

Posta un commento