Ho letto su Facebook un post molto bello, appartiene a
una scrittrice veneta che proprio sui social ha guadagnato consensi, per
arrivare a una recente pubblicazione con Einaudi. Si tratta di Michela
Campagnolo, che nel suo post imbastisce una situazione apparentemente comune:
un giovane, avrà raggiunto da poco la maggiore età, si sta allenando a torso
nudo ai giardinetti, quando incrocia una donna con più del doppio dei suoi
anni.
La donna ci viene fatto intendere è la scrittrice
stessa – il racconto è scritto in prima persona –, ma siamo sufficientemente
smaliziati per sapere che potrebbe essere un espediente narrativo, di cui
comunque prendiamo atto e stabiliamo il cosiddetto patto di lettura: Ok
Michela, vai avanti, ti crediamo.
E lei eccome che procede, anzi di più, eccede, si
immagina di calare le braghette al ragazzo e poi inizia a succhiarglielo.
Urca! Il tutto è scritto molto bene, non stiamo nei paraggi di Lando o Caballero
(per chi non ricordasse, erano giornaletti pornografici), ma di quel nuovo
genere letterario che mette in scena il desiderio femminile, dopo la
lunghissima stagione in cui è stato appannaggio dei maschi. E infatti, nei
commenti, una ragazza scrive:
“Ho pensato a questo post declinato al maschile, cioè
sono al parco e vedo una bella ragazza, avrei voglia di tirarle giù il top etc…
l'avremmo accolto con la stessa leggerezza?”
Trovo che le parole colgano un punto fondamentale:
quand’è che il nuovo, il diverso, il marginale (e per molti secoli il desiderio
femminile è stato proprio questo: inaudito) diventa assimilabile, e perciò da
materia sovversiva si converte in abitudine, se non peggio in fantasia di
stupro? È infatti ciò che avremmo pensato a ruoli invertiti, per rispondere
alla domanda della commentatrice.
Secondo me ci siamo vicini. Un simile racconto, al
tempo di Maria Goretti, sarebbe stato dinamite, come erano esplosivi i diari di
Anaïs Nin. Adesso fuochino, e tra qualche anno acqua passata che per
definizione non macina più; e con tutto che ho stima per l’autrice, la quale
non parla solo di cazzi e scopate. L'ironia è il felice sfondo da cui lanciare
qualsiasi petardo senza ustionarsi.
Eppure esiste il rischio concreto che le sue parole,
un giorno non lontano, possano suonare come un celebre verso di Julio Iglesias,
un verso che fa sorridere senza volerlo: sono un pirata e un signore, non
confondo il sesso con l’amore.
Più o meno quanto scrive, proseguendo nel racconto, la
Campagnolo: “Il desiderio femminile mi sembra sia una parabola che raggiunge un
vertice liberatorio che, al suo massimo, stacca del tutto il sesso dall’amore,
se mai qualcuno è riuscito a tenerli uniti. Io no, forse, mai.”
Nel suo caso però non sorridiamo con pacato sarcasmo,
forse perché quel colmo che conduce allo stereotipo non è ancora stato
raggiunto, come è invece avvenuto con le fantasie sessuali maschili. Pensiamo a
romanzi come Tropico del Cancro, oppure Lamento di Portnoy: se
fossero pubblicati ora avrebbero lo stesso successo?
Io sospetto di no. Sono figli della loro stagione, che
si è conclusa come fanno le onde – c’è un culmine e poi la cresta fa risacca,
involtolandosi su sé stessa. Il fatto che siano scritti altrettanto bene, forse
anche meglio senza nulla togliere alla brava scrittrice, a cui auguro ogni
fortuna, non li ha riparati dall’effetto saturazione, e ora guardiamo a quelle
pagine colme di uzzolo con un piacere quasi storico, documentale – come
eravamo.
Non è insomma vero ciò che molta critica letteraria va
ripetendo da anni: lo stile è tutto, il contenuto puro pretesto. Macché, la
letteratura è fatta di stile (o lingua), contenuto e intreccio, e ciascuno
concorre alla determinazione dell’opera, che viene infine consegnata al
lettore.
Lettore che è però volubile, e se, grazie a dio, già
da qualche decennio si è stufato di maschi che sognano di infilzare adolescenti
in hot pants (discorso che negli spogliatoi e nei pub va sempre alla grande),
tra qualche tempo potrebbe prendere a noia anche il suo equivalente femminile,
oppure omosessuale; un altro desiderio rimosso che ora si è ripreso giustamente
la scena.
Non sto dicendo che le donne non debbano più mettere
in pagina le proprie fantasie sessuali, ma che si affrettino, il treno è in
partenza e alla prossima fermata la soglia di saturazione farà da capolinea.
Dopo toccherà inventarsi qualcos’altro, ad esempio scrivere delle fantasie di
un pasticciere trotzkista nella Roma del dopoguerra, e lascio a chi legge
l’individuazione della citazione nascosta. Oppure capitolare al destino di
convertirsi in una canzone di Julio Iglesias.












.jpg)




