giovedì 18 maggio 2023

Le gambe delle donne e la rotta del vapore

In una celebre sequenza di L'homme qui aimait les femmes, il protagonista, Charles Denner, pronuncia la seguente frase: “Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia”.

Ci ripensavo ieri sera osservando l’ennesimo intervento di Lucio Caracciolo; ospite in televisione faceva il punto sullo squilibrio in cui è precipitato il mondo, la sua geometrica disarmonia. E mi chiedevo: non è che tutto è cominciato quando le gambe delle donne hanno smesso di misurare il globo, spostando le punte dei loro compassi dai marciapiedi, le balere con consumazione inclusa, biciclette con il canotto basso e una mano tesa a non far svolazzare la gonna, magari queste cose ci sono ancora ma oscurate dalle bacheche di un social network? O forse sono stati i maschi a non sbirciare più le gambe delle donne, concentrati come sono sul display del proprio smartphone…

Sembra una boutade, e un po’ lo è, ma al fondo la questione è seria. Il cibo, il sacrificio e soprattutto l’eros, da anni immemori sono gli strumenti attraverso cui vengono allentati i conflitti sociali, posseggono la funzione della valvola nella pentola a pressione: panem et circenses 
e nei circhi a cui allude il motto latino venivano scannati i cristiani, gladiatori e bestie feroci si contendevano l'ultimo respiro. Se ancora non bastava, eccole lì: le gambe delle donne da guardare ma non toccare. Ogni tanto però anche sì, dai, se si sollevava la dogana del consenso.


Di quel mondo premoderno rimangono ora i cuochi stellati. Ma basteranno, per salvarci dal caos cubista, agnelli da fare al forno e guarnire con cavoletti alla Rouventelle (il termine me lo sono inventato di sana pianta, non fingete di annuire), per fortuna non più sacrificati a qualche dio che non c’è? Mentre le gambe delle donne, assieme a quelle degli uomini d’Occidente, stanno sotto al tavolo in attesa della prossima portata. Bada bene senza sfiorarsi in un malizioso piedino.

D’altronde, era stato anticipato in tempi non sospetti. Di solito così cupo e lambiccato, con inattesa e amara ironia – per una volta nella vita me lo immagino vestito con abiti di un colore diverso dal nero – lo suggerisce Søren Kierkegaard: “La nave è in mano al cuoco di bordo. E ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta ma ciò che mangeremo domani.”

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