Mi ricordo che qualcuno bussò alla porta. Si trattava del bidello, e dietro al bidello ci stava il direttore e dietro al direttore altre due persone; non si vedevano bene, ma sui pantaloni scuri si intuiva una banda rossa: potevano essere carabinieri.
Quando la maestra Maccarone lo accolse, il bidello si limitò
a introdurre il direttore, come si fa con i cantanti a San Remo. Poi si ritrasse raggiungendo gli altri due uomini. Piccolino,
occhiali dalle lenti spesse, il direttore Martinelli era mio dirimpettaio nel condominio di
via Parolo, e così ero l’unico a dirgli ciao invece di buongiorno.
Quella volta però non rispose al mio ciao, e andò
diretto verso la maestra, a cui sussurrò qualcosa all’orecchio. Poi uscì con il
bidello che socchiuse la porta al suo passaggio, senza serrarla. La maestra chiamò allora Assunta, pronunciò il suo nome con tono dolce e sussurrato, quasi si rivolgesse a un bambino piccolo. Con lo stesso tono le disse di raggiungere gli uomini, che l’attendevano nel lungo corridoio ricoperto dal linoleum.
“Va bene maestra”, ma prima Assunta si levò il chewing-gum
dalla bocca, appiccicandolo con un gesto furtivo sotto la sedia. Avrebbe ripreso la ruminazione al rientro, e si avviò con la coda dei capelli che oscillava in accordo ai passi esitanti. Non era mai accaduta una situazione del genere, a parte quando Giovanni si era cagato addosso ed era stato riaccompagnato a casa.
Al termine il bidello chiuse per bene, Carlo era ancora in piedi di fronte alla cattedra, era in corso la sua interrogazione, toccava capire se avesse compreso le regole per il riporto nelle sottrazioni. La maestra Maccarone si schiarì la voce, e riprendendo il tono di voce consueto comunicò: “È morto il fratello di Assunta. Era andato al fiume a fare il bagno, per fortuna i sommozzatori hanno ritrovato il
corpo.” Poi continuò a interrogare Carlo.
Erano divertenti le interrogazioni di Carlo, balbettava
nello scambiarci le figurine di Chinaglia, Benetti, Re Cecconi, ma nelle interrogazioni di
più. Così se Pierino aveva cinque mele e ne mangiava due, diventavano tre me…
me… me… mele. Con l’intera classe che andava in apnea, e poteva rifiatare solo al completamento del frutto.
Ma nella circostanza guardammo tutti al banco vuoto di
Assunta, senza ascoltare cosa balbettava Carlo. Erano rimasti l’astuccio con l’immagine
della Barbie, il quaderno a quadretti aperto, una lunga fettuccia elastica legata ad anello (la si usava all'intervallo per un gioco da cui i maschi venivano esclusi) e la bic nera dal
cappuccio smangiucchiato.
Chissà se qualcuno dei miei compagni si era soffermato
anche sul chewing-gum rosa, era ancora lì avvinto alla sedia, come prima, come la nostra idea di sempre. Io no di sicuro. Le cose significative devo immaginarle
a posteriori.

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