Che bello, per una volta, avere le idee chiare, anzi chiarissime. Non si caccia una persona da un concerto perché la pensa diversamente da noi. In questo ha perfettamente ragione Dori Ghezzi, riferendosi alla contestazione di una ragazza a Salvini, presenti entrambi a un concerto di Diodato in commemorazione di Fabrizio De Andrè, che si è svolto nella tenuta dell’Agnata creata in Gallura dal cantautore genovese; la polemica è stata poi rilanciata dalla nipote di De Andrè.
Ma se quella persona manifesta valori e comportamenti
agli antipodi dei nostri, e soprattutto dal commemorato, non ci si siede
nemmeno accanto, come ha sempre fatto Dori Ghezzi. Si chiama prossemica,
ed è una disciplina che gli attori conoscono bene. Per spiegarla è sufficiente
la battuta di un vecchio film di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se vengo e
poi sto in disparte, o se non vengo proprio alla festa?”
Ogni minima variazione del corpo, specie in un
contesto pubblico, rappresenta infatti un segno. E il segno che ha inviato Dori
Ghezzi con il suo corpo mi sembra inequivocabile, per quanto le sue parole
raccontino ora un'altra storia. E anche questa è materia conosciuta, gli
psicologi lo chiamano doppio legame, ed equivale a fare una cosa e a
dirne un’altra. Ma l'indicazione fisica sopravanza di gran lunga quella
verbale. Da qui le contestazioni, che mi appaiono del tutto comprensibili.

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