Le proteste per il carovita e gli alloggi, cominciate come spesso accade in Francia e, in seguito, estese un po’ in tutta Europa, per approdare in Italia (Milano e Bologna, soprattutto), riportano alla memoria la celebre poesia di Pasolini sugli scontri tra Polizia e Movimento studentesco, avvenuti nel 1968 a Valle Giulia. Con una differenza fondamentale, ma arriviamoci per gradi.
Sono andato a ricercare su Wikipedia le ragioni di quella lontana protesta, e non le ho ancora capite bene. Si intendeva occupare la facoltà di Architettura, contrastare lo Stato Imperialista delle Multinazionali, condensato nell’acronimo SIM, a prefigurare le SIM card telefoniche, e insomma molto fumo, anche se a cercar bene un po’ di arrosto c’era.
Adesso tutto appare più concreto. Accanto a casa mia, a Milano, hanno da pochi mesi aperto uno studentato, dove vengono richiesti 1.600 euro al mese per un monolocale; sono incluse le spese, ma non i pasti. Non stupisce che le camere siano occupate quasi esclusivamente da studenti stranieri, e in particolare americani: 1.600 euro al mese non li guadagna nemmeno un professore di lettere e filosofia, dopo vent’anni di servizio. In Italia almeno.
Eppure, come nella poesia di Pasolini, scorrendo i filmati diffusi sul web continuano ad apparire più simpatici i poliziotti. Le facce ben rasate nutrite da pane e panella e pettegolezzi nella provincia meridionale, l’espressione di chi guarda i propri coetanei, così diversi, e non capisce, attendono ordini dai superiori. Coloro che hanno una personalità più forte ribattono alle urla dei rivoltosi: “Andate a lavorare!”
Ma a lavorare dove, cantava Jannacci già nel 1979, se qui lavoro non ce n’è?
A parte entrare in Polizia, rimboccarsi le maniche, ma per muovere le braccia dalla parte sbagliata. Quella delle agenzie per il lavoro interinale, le startup finanziarie, gli immobiliaristi che, come in una grassa matrioska, contengono nel loro ventre agenti immobiliari dalle scarpe con la punta quadrata e la cravatta viola.
Gli studenti stanno invece dalla parte giusta, ma talvolta saccheggiano negozi, espongono alla fiammella dei loro accendini la prima cosa che viene a tiro, compiono atti di vandalismo su beni comuni. E nel reclamare ciò che in un paese civile dovrebbe rappresentare un implicito – un tetto sulla testa e la possibilità di mettere assieme il pranzo con la cena – lo fanno con voci isteriche e sgraziate.
Senza quasi accorgersi, si vira così dall’etica all’estetica. Anche lo sguardo di Pasolini era fortemente ipotecato dall’estetica, ma ora il problema si pone in forma ancora più radicale: davvero la bellezza salverà il mondo, come voleva Dostoevskij?
Io temo di no. Quanto continuano a essere belli e smarriti questi giovani poliziotti del Sud, e quanto brutti, vestiti male, goffi nella loro più che legittima rabbia i figli della piccola e media borghesia, sempre più impoverita. L'ascensore sociale trasformato in scivolo, che si somma alla vergogna, nei padri e nelle madri, di non riuscire più a pagare la retta per l’affitto di una camera in una città universitaria.
Sul piano politico, la questione è dunque già risolta: stiamo con voi, ragazzi! Protestate, protestiamo. Ma se questo fosse un film o un romanzo, invece di vita malvissuta, avremmo compreso che non è più tempo per eroi giovani e senza macchia. La figura umbratile e vincente del nostro tempo è quella del villain.

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