Un’amica, molto intelligente, si chiedeva se gli scontri nelle grandi città europee dei giorni scorsi non potessero essere interpretati (anche) come un’iniziazione. Io credo sia l’ipotesi più vicina al fare tombola.
Nelle comunità arcaiche, in questo a noi superiori, si era compreso che intorno ai tredici anni un giovane ha bisogno di superare una prova. Un piccolo shock formativo, che è la miniaturizzazione simbolica del viaggio dell’eroe: si parte dal mondo ordinario dell’infanzia e, dopo qualche peripezia, si viene nuovamente integrati nel gruppo, in forma però diversa. La pelle appare inspessita, una scorza adulta la ricopre. Ed è quello l'elisir da condividere con l'intera comunità.
I caratteri di tale prova mutavano a seconda del
clima e del contesto. L’iniziando poteva buttarsi dall’alto di un albero,
dopo che la caviglia gli veniva legata a una liana, per evitare il contatto con la terra che non dà scampo (il bungee jumping nasce da qui); essere abbandonato di notte, bendato e in
solitudine dentro una foresta, dove ritrovare la strada per fare ritorno al
villaggio; uccidere una persona considerata di rango inferiore, come avveniva a
Sparta con gli iloti.
Anche in tempi recenti, a Pamplona, in Spagna, durante
la festa di San Firmino ciò che si compie è un’iniziazione. Avviene liberando dei
giovani torelli per le vie del paese, e i giovani umani provano il loro
ardimento mescolandosi nella corsa al loro doppio bovino. Cambia la specie, ma non la baldanza nell'uscire dalla gabbia e occupare ogni spazio.
Tra le molte forme di iniziazione, questa mi appare la
più adatta a essere esportata. Invece di saccheggiare un negozio di scarpe, o
sfidare un celerino a chi ha il manganello più lungo, è molto più eccitante e
onesto vedersela con un toro. Basterebbe chiudere il centro storico di Milano,
una o due volte all’anno, liberare i tori e chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.
I rituali di iniziazione rappresentano anche una sorta
di Carnevale, dove viene revocato l’ordine consueto e si lascia irrompere il tremendo, che secondo l’intuizione di Rudolf Otto coincide, nel sacro, con il
meraviglioso: mysterium tremendum et fascinans.
Come ha intuito la mia amica, presenta un elemento sacrale anche una battaglia, tra Porta Nuova e Corso
Garibaldi, con le forze dell’ordine. Vita e morte
si sfiorano, ma a differenza di un videogioco sparatutto gli effetti sono
definitivi. Ciò vale solo per il tredicenne con il cappuccio della felpa
nera sollevato, non per il proprietario del negozio dalle vetrine infrante, o
per il poliziotto che magari aveva altre idee per il weekend.
Mentre il toro fa per professione il toro, e dunque
vediamocela con lui, alla pari, che pari siamo per la natura, al netto di un
paio di corna, qualche quintale in più e un vello tiepido e scuro. Affidiamoci all’antica
sapienza del toro, da sempre sa come iniziare i nostri ragazzi. Per passare infine da Netflix al tremendo e
affascinante mistero di essere vivi.

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