Esiste un antico pregiudizio: quello che una persona virtuosa, buona, gentile, sia perciò stesso capace nella professione, e viceversa. Bene, ciò che sta avvenendo in questi giorni lo sbugiarda senza bisogno di astratte congetture, come fa un temporale con le previsione del tempo che assicuravano il sereno. Stiamo parlando di Ranucci, ovviamente. L'uomo non era – ora lo scopriamo – una persona virtuosa, buona, gentile. Eppure faceva in modo eccellente il suo lavoro.
Ho coniugato i verbi al passato. E infatti se l’io
pubblico (il bravo giornalista) viene a sovrapporsi all’io privato con tutte le
sue ombre – ombre che, è giusto sottolinearlo, nella circostanza non si configurano
in alcun reato – il meccanismo si inceppa.
Così quando i casi della vita, o le intenzioni di
qualche maldestro lestofante, rimescolano i piani, la parte emersa dell’iceberg
sprofonda assieme a tutto il resto. Detto fuor di metafora: dopo ciò che sappiamo sulla vita privata e perfino
erotica di Ranucci, sarebbe ancora credibile alla conduzione di Report, che è
pur sempre una trasmissione del servizio pubblico?
Io temo di no, per quanto non mi sfugga che l’autogol di Ranucci, anzi gli autogol, ne ha segnati più d’uno (grossolani e volgari i suoi commenti sui futuri conduttori), si sono rivelati funzionali a un progetto politico di normalizzazione, con i partiti di governo che possono levarsi una spina informativa libera dal fianco. Resta un’ultima domanda: ma davvero Report è sinonimo di Ranucci?
Anche in questo caso la risposta è un no forte e
chiaro. Report è stato, se possibile con maggior gloria, Milena Gabanelli, ma siamo
sopravvissuti al suo congedo volontario. La trasmissione ha reagito alla
maniera di un figlio ormai svezzato: è stata in grado, grazie anche al bravo Ranucci,
di camminare sulle proprie gambe, malgrado l’assenza della mamma. Quindi di correre, di fare la maratona.
Sopravviveremo così anche al nuovo cambio di consegne: via lo zio dalle discutibili amicizie, lo zio un po’ provolone e permaloso, accolto a braccia aperte dai palinsesti privati, mica lo mandano al confino. E dove si crea un vuoto, le leggi della fisica e dell'Auditel lo colmano con qualcun altro. Una staffetta che, tra noi estimatori di Report, avremmo preferito avvenisse all’interno della redazione del programma. A questo modo, puzza effettivamente di commissariamento.
