Sui social, e in particolare su Facebook, le giovani donne poco istruite cercano conferme sulla loro intelligenza – ad esempio postando pensieri lambiccati e citazioni a manetta; vanno sempre via come il pane le citazioni da Paulo Coelho e i testi di Jovanotti –, mentre le loro coetanee reduci da un Erasmus a Friburgo, le super colte a bordo di una bicicletta col cestello in vimini da cui traspaiono, proprio al momento malandrino dello scatto, le cosce chiare sotto un abitino a fiori color cobalto (e non si sa come riescano a mantenersi in equilibrio con un libro Adelphi esibito come le mostrine del colonnello), selfeggiano, ammiccano, talvolta mignotteggiano pure un po’; e a scanso di equivoci, non ci trovo nulla di male. Negli uomini non è così, e il giovane intellettuale inorganico, a quasi tutto idiosincratico, non si bamboleggia svelando tatuaggi tribali e muscolatura, ma mantiene un tono sofferto e pensieroso, quasi lugubre. Un’antropologia diffusa e per nulla moderna, a ben vedere rassicurante: ora avremo anche gli smartphone e l’intelligenza artificiale, ma, dai concorsi di Miss Italia nel dopoguerra, con le candidate che avevano quale prima preoccupazione di non passare per scema, la terra dei cachi è rimasta la solita vecchia, amabile, sgangherata terra dei cachi.

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